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Colonne Sonore, Musica da Film e Canzoni con Strumenti Virtuali e Sequencer Midi

Guida all’orchestrazione virtuale MIDI

Guida all'orchestrazione per musicisti MIDI

Questa guida all’orchestrazione virtuale ti spiega, con schemi e esempi audio, tutti gli elementi necessari a rendere realistica e credibile l’orchestrazione di un brano con virtual instruments:

  • cos’è l’estensione di uno strumento
  • come dare realismo agli strumenti virtuali
  • di quali strumenti si compone un’orchestra classica
  • i principali ruoli di ciascuno strumento nella musica da film

Introduzione agli strumenti orchestrali

Anche se non hai mai preso in mano un basso, ti sarai accorto che è piuttosto semplice suonarlo in modo realistico nel tuo sequencer.

Questo perché hai sentito migliaia di volte il basso nella musica che ascolti: sai “a orecchio” quale suono aspettarti e quale ruolo dovrebbe svolgere all’interno del brano, e questo ti guida nella composizione e nell’arrangiamento.

Le cose cambiano con gli strumenti musicali legati alla tradizione classica: che parte dovrei assegnare al Controfagotto? E all’Oboe? Sono nomi che forse ti suonano sconosciuti, eppure sono impiegati diffusamente nelle colonne sonore dei film per creare ogni genere di texture musicale.

Orchestra sinfonica di Auckland

Orchestra sinfonica di Auckland, foto Phantomwiki / Wikimedia Commons

A cosa serve questa guida all’orchestrazione virtuale

Quali e quanti strumenti devo usare per un brano che suggerisca tensione in un film horror? Quale strumento potrebbe suonare bene con una Viola in un passaggio melodico?

Questa guida cerca di rispondere a domande del genere.

Per imitare gli strumenti orchestrali basta impararne alcune caratteristiche fondamentali, e vedrai che con poco sforzo i brani acquisteranno un suono più realistico e coinvolgente.

La guida è rivolta sia a chi non conosce gli strumenti dell’orchestra classica che a chi vuole approfondire il loro impiego nella creazione di atmosfere con gli strumenti MIDI.

Lo scopo non è parlare di strumenti e arrangiamenti nel senso tradizionale del termine, ma solo del loro impiego pratico nel mondo dei sequencer.

Per le nozioni di teoria faccio riferimento al classico Principi di Orchestrazione di Nikolai Rimsky-Korsakov, ma semplificando e adattando tutto alla pratica delle DAW e dei sampler.

Per ciascuna famiglia di strumenti riporto un elenco delle caratteristiche più importanti per un compositore digitale:

  • Cenni sulla struttura dello strumento reale, per capire in che modo produce il suono e come questo influenza la composizione MIDI;
  • Il numero di esecutori dello strumento in un’orchestra classica, per capire la proporzione di Archi, Ottoni, Legni e Percussioni da usare nel progetto di un sequencer;
  • Il timbro. Ogni strumento ha una sua sonorità, legata spesso a idee e sentimenti precisi. Sapere che uno strumento ha un timbro dolce, o aggressivo oppure dark ti aiuta a capire quali strumenti impiegare per suggerire idee precise.
  • Le atmosfere per cui viene usato (scene d’azione, momenti lirici, romantici…);
  • Le combinazioni più frequenti, cioè a quali altri strumenti viene in genere associato per creare determinati effetti;
  • La sua estensione, cioè l’insieme delle note che quello strumento può produrre. È un concetto sul quale vale la pena di spendere qualche parola in più.

Cos’è l’estensione di uno strumento

Uno strumento reale può produrre solo un insieme ristretto di note.

L’estensione (range, in inglese) indica proprio l’intervallo tra la nota più grave e la nota più acuta che uno strumento musicale può suonare.

Se dico che il Violino ha un’estensione G2-C6 intendo dire che può produrre suoni che vanno dal G (Sol) della seconda ottava al C (Do) della sesta ottava.

Ma un musicista digitale non avverte sempre questo limite: ci sono raccolte di strumenti virtuali che ti permettono di caricare i sample di un Flauto e suonare qualsiasi nota con quel suono. I risultati sono spesso pessimi, sia in termini di resa del suono che di verosimiglianza, e suonano falsi anche a un orecchio non esperto.

Rendere realistici gli strumenti virtuali

Rispettare l’estensione di tutti gli strumenti che usi è fondamentale per creare performance realistiche.

Il concetto di estensione si applica anche alla voce umana: è così che distinguiamo un Soprano, che canta note altissime fino a spaccare i bicchieri, da un Basso, che canta solo le note più gravi.

In questa guida le estensioni sono espresse anche graficamente, con una tastiera di pianoforte nella quale sono evidenziate le note che fanno parte del range dello strumento.

Il range degli strumenti nelle diverse library di sample

Il range però non è qualcosa di assoluto: ci sono casi nei quali può variare in base alla bravura dell’esecutore (un violinista professionista raggiunge delle note più acute rispetto ad un violinista alle prime armi) o in base alle caratteristiche di uno strumento specifico (esistono Contrabbassi con cinque corde che raggiungono note più basse di quelli con quattro corde).

Per tutti questi motivi, manuali e siti internet di orchestrazione indicano a volte range parzialmente diversi per uno stesso strumento.

Prendi ad esempio un testo classico come Lo studio dell’orchestrazione di Samuel Adler e confrontalo con la sezione Vienna Accademy del sito della Vienna Symphonic Library, o col manuale allegato alla Halion Symphonic Orchestra: i limiti a volte variano di qualche nota, ma sono comunque utilissimi come punto di riferimento dal quale sai che non potrai discostarti troppo.

I range indicati in questa guida sono quelli degli strumenti virtuali della East West Quantum Leap Symphonic Orchestra. Queste indicazioni potranno quindi variare rispetto a quelli usate nella tua library, ma vanno benissimo come riferimento.

Che cos’è il registro di uno strumento

Il suono di uno strumento, in genere, non ha lo stesso timbro in tutto il range, ma cambia carattere a seconda che le note siano nella parte bassa del range (registro basso) media (registro medio) o alta (registro alto).

Un esempio: il range di una Tromba va da E2 a F5.

Estensione della tromba

Estensione della Tromba

Prova a caricare questo strumento nel tuo sequencer e a suonare qualche nota. Ti accorgerai che le note più alte hanno il caratteristico timbro squillante che conosciamo.

Ora, suona una nota compresa nel limite basso dell’intervallo, per esempio da E2 a B2: probabilmente il suono non ti sembrerà più così squillante, ma piuttosto riflessivo, quasi misterioso.

In questo caso, allora, diciamo che il registro basso della Tromba ha un carattere riflessivo, mentre il registro alto (le note più vicine a F5) è squillante e potente.

Quando parleremo di range basso, medio e alto (e per certi strumenti avremo anche un quarto registro, quello altissimo), parleremo quindi dell’altezza relativa delle note all’interno del range.

La notazione musicale internazionale

La musica ha sempre parlato in italiano.

Sono italiane le indicazioni di dinamica (piano, fortissimo, crescendo…), di tempo (Allegro, Moderato…), delle articolazioni (staccato, sul ponte, pizzicato…). Insomma: quasi tutto il vocabolario della musica classica parla la nostra lingua.

Nella musica digitale, però, ci troveremo a parlare più spesso in inglese. Tutto ciò che riguarda il software (i comandi, le operazioni, i controlli) si indica con nomi inglesi.

E in inglese sono i siti di news e gli eventi di musica digitale più importanti.

Anglosassone è anche il sistema di notazione usato ormai in tutto il mondo e che trovi di default nel tuo sequencer.

È il sistema che usa le lettere dell’alfabeto partendo dal La: A B C D E F G invece di La Si Do Re Mi Fa Sol, con i numeri a indicare il numero di ottava.

Quindi F4 è il nome del Fa della quarta ottava, G1 indica il Sol della prima ottava, e così via.

Anche questa guida usa la notazione anglosassone, e tutti i termini che riguardano la musica digitale (virtual instruments, range, library, expression…) sono quelli usati in tutto il mondo, non quelli conosciuti solo nel nostro Paese.

Le famiglie di strumenti dell’Orchestra

L’orchestra classica è divisa in quattro sezioni:

    • Archi
    • Legni
    • Ottoni
    • Percussioni

Ciascuno di questi gruppi ha delle caratteristiche distintive, un certo numero di strumenti impiegati, una disposizione diversa sul palco. Vediamo le caratteristiche principali da imitare per sfruttare a pieno le nostre library di strumenti virtuali e comporre dei brani realistici.

Gli Archi (Strings)

I sample per archi sono tra i più diffusi sul mercato, visto l’uso intenso che se ne fa nella musica orchestrale.
La famiglia di archi consiste di:

  • Violino
  • Viola
  • Violoncello
  • Contrabbasso
Disposizione degli archi nell'orchestra.

Disposizione degli archi nell’orchestra.

Tradizionalmente, l’importanza della sezione degli archi risiedeva (oltre che nella straordinaria estensione e nella varietà dinamica) anche nella possibilità di suonare più note contemporaneamente, cosa preclusa ad altri strumenti (pensa al flauto, ad esempio).

Nel mondo dei sintetizzatori e degli strumenti virtuali limiti del genere non sono più sentiti, ma gli Archi continuano ad avere un posto speciale nelle colonne sonore di film e video, e questo grazie al fatto che sono uno strumento espressivo impareggiabile.

Sono infatti il gruppo orchestrale con il numero più alto di articolazioni, cioè di modi in cui uno stesso strumento può essere suonato (legato, staccato, spiccato, portamento, marcato) e con una varietà dinamica che spazia dal pianissimo al fortissimo, e include il diminuendo, sforzando, morendo e così via.

Per questo, come probabilmente ti sarai già accorto, nelle library di livello medio o professionale il numero di sample dedicato agli archi è sempre maggiore di quello di tutti gli altri gruppi.

Per fare un esempio pratico: prendi l’edizione Hollywood della EastWest/Quantum Leap: i sample di Archi occupano più spazio su disco di Ottoni e Legni messi insieme.

E questo perché per riprodurre tutti i modi in cui un Violino può suonare una nota c’è bisogno di molti più campioni (e quindi spazio su disco) di quelli che servono per una Tromba o un Tamburo.

Struttura e formazione degli Archi

Tutti gli Archi hanno la stessa struttura: 4 corde sospese su una cassa di risonanza di legno.

L’altezza di una nota è determinata dalla lunghezza e dallo spessore della corda che vibra, mentre il corpo di legno amplifica il suono risultante.

Per cambiare nota, il musicista preme la corda sulla tastiera (ossia la parte superiore del manico dello strumento) cambiando la lunghezza della corda vibrante, e in questo modo aumenta o diminuisce l’altezza delle note che suona con l’arco.

La varietà espressiva degli Archi deriva proprio da questo: il musicista può muovere l’arco e la mano sulla tastiera in tanti modi diversi (pizzicando le corte oppure premendole a lungo, grattando con l’arco in modo brusco o al contrario muovendolo piano e lentamente…) generando un numero sterminato di articolazioni.

All’interno di un’orchestra classica troviamo in genere questa formazione. Tra parentesi trovi il numero di strumenti in un’orchestra di medie dimensioni:

  • Primi Violini (12)
  • Secondi Violini (10)
  • Viole (8)
  • Violoncelli (6)
  • Contrabbassi (da 4 a 6)

Nelle orchestre più grandi, il numero dei Primi Violini può arrivare a 20 o a 24, e gli altri Archi vengono aumentati in proporzione.

Come regola generale, il suono degli Archi si abbina benissimo a quello dei Legni: prova a far suonare insieme una Viola e un Fagotto e ti accorgerai di come il risultato sia un suono uniforme e pastoso.

Violino


Il Violino è lo strumento più usato per le parti melodiche affidate agli Archi.

Il registro basso ha un caratteristico timbro caldo, e acquista intensità mano a mano che sale al registro alto.

Tradizionalmente, il Primo Violino nell’orchestra è quello che conduce la melodia, mentre il Secondo suona la parte armonica.

Un altro impiego molto comune è quello di far suonare Primo e Secondo Violino all’unisono, per i passaggi più forti e altisonanti, oppure distanziati di un’ottava per un effetto più cupo.

In un passaggio particolarmente drammatico puoi usare il Primo Violino per suonare la melodia, il Secondo Violino che suona le stesse note ma un’ottava in basso e la Viola all’ottava ancora inferiore.

Range. Il limite basso per il violino è il G della seconda ottava (G2), mentre il limite superiore è più variabile. In genere l’estensione termina all’altezza del C6, ma un singolo esecutore può estendere questo limite anche di una quinta o più, arrivando cioè a G6 o (poco) oltre.

Il range coperto dal Violino.

Viola


La Viola ha una cassa armonica più larga del Violino e un range più ridotto.

La larghezza maggiore della struttura conferisce anche un suono più cupo e riflessivo rispetto a quello del violino, anche suonando le stesse note.

Viene spesso utilizzata per accompagnare con un controcanto altre melodie e suonare voci armoniche.

Il range va dal C2 al D della quinta ottava.

L'estensione della Viola

Violoncello (Cello)


Ha un range molto ampio e per questo motivo può essere usato per vari ruoli.

Il range più basso si usa in genere per dare una base armonica agli archi, mentre quello più alto ha un carattere brillante e intenso, adatto anche alla melodia.

Range: il range del violoncello va dal C della prima ottava al C# della quinta.

Un intervallo così ampio gli permette di accompagnare la maggior parte degli strumenti orchestrali. Molto diffuse le combinazioni con l’Oboe nel registro più alto e col Fagotto nel registro più basso.

L'estensione del Violoncello (Cello)

Contrabbasso (Double bass, Contrabbass, Bass)


Il Contrabbasso è usato per sostenere la parte più bassa del registro dell’orchestra, un’ottava sotto quella del Violoncello. Può creare delle cupe atmosfere dark ed è perfetto per quelle lugubri.

Range: Il Contrabbasso è lo strumento ad arco di dimensioni maggiori e quello con il range più ristretto: dalla E0 (esteso nella maggior parte delle library fino a C0) a C3.

Il range coperto dal Basso.

Gli Ottoni (Brass)

Gli Ottoni sono caratterizzati da un intervallo dinamico molto vasto, perfetto per un gran numero di generi di colonne sonore, da quella romantica a quella d’azione.

Come regola generale, il suono di un ottone diventa più brillante man mano che ci si avvicina al registro più alto, più cupo quanto più si raggiungono le note basse.

Tienine conto: se ad esempio stai scrivendo la parte del Trombone per una scena di tensione, fai in modo da fargli suonare note nella parte bassa del suo range e otterrai un’atmosfera più sinistra.

Gli Ottoni passano molto velocemente dal piano al forte e viceversa. È una caratteristica molto sfruttata specialmente nelle parti ritmiche. Prendi una tipica scena del film di azione: spesso a dare il senso del ritmo incalzante, oltre alle percussioni, c’è un trombone che accenta una nota suonandola più forte di quella immediatamente precedente e di quella successiva.

Sono strumenti dotati di una sonorità molto potente, la più forte dopo quella delle Percussioni. Questo è il motivo per cui occorre una certa attenzione nell’usarli con equilibrio, per evitare che sopravanzino di troppo il resto dell’orchestra.

Caratteristiche particolari degli ottoni

Un’altra caratteristica degli Ottoni è che le note del range più alto posso essere prodotte solo soffiando forte nella canna dello strumento. Questo significa che ad una certa altezza le note non possono essere suonate in piano.

Per rendere realistico il nostro brano dovremmo quindi fare attenzione a non scrivere in pianissimo una Tromba che suona nel suo registro più alto, visto che in un’esecuzione dal vivo questo non sarebbe possibile.

Sono accorgimenti che potrebbero sembrarci troppo sottili per essere notati. In realtà anche un orecchio non allenato riconosce istintivamente particolari del genere, e capisce che c’è “qualcosa di sbagliato”, pur senza sapere esattamente cosa.

Avvicinati il più possibile al modo in cui i musicisti suonano gli strumenti veri, e raggiungerai grandi risultati in termini di realismo.

Ottoni con la sordina

Gli Ottoni possono esser suonati anche con le sordine, che sono dispositivi di metallo, gomma o altri materiali che modificano il timbro dello strumento.

In piano la sordina produce un suono più ovattato, in forte conferisce un carattere più intenso al suono.

Nelle library di virtual instruments sono quindi presenti, in genere, sample specifici di Ottoni suonati con sordina.

L’ampiezza della sezione degli Ottoni può variare molto. Una piccola orchestra da camera può includere anche solo un Corno Francese, mentre una grande orchestra wagneriana avrà non meno di 20 ottonisti.

Una tipica sezione di ottoni si compone di:

  • Tromba (3);
  • Corno Francese (4);
  • Trombone (3);
  • Tuba (1).
Disposizione generica degli ottoni in un'orchesta

Disposizione generica degli ottoni in un’orchesta

Tromba (Trumpet)

È il soprano degli ottoni, cioè la voce più alta, alla quale viene spesso affidata la melodia del brano.
Il suo timbro è inconfondibile per brillantezza e chiarezza, ma nel registro più basso assume un carattere più morbido e misterioso se viene suonata in piano.

Le Trombe si abbinano molto spesso ai Legni, ma in questo caso i Legni dovranno suonare a un volume sostenuto e in un registro alto per competere con la potenza del suono.

Un altro abbinamento molto piacevole e interessante della Tromba è quello con la Viola.

La Tromba è l’ottone più conosciuto e usato, sia nella formazione orchestrale che in generi come il jazz o il pop.

Per questo è particolarmente importante ricordare il limite spiegato prima: un musicista vero non potrebbe suonare le note del registro alto in pianissimo, visto che è costretto a soffiare molto forte per raggiungere il registro più alto.

Ricordiamoci di rispettare questi limiti nelle nostre composizioni.

Range: Il range della tromba si estende dall’E della seconda ottava all’F della quinta.

Estensione della Tromba

Corno francese (French Horn)


Il Corno è uno strumento estremamente affascinante, con un timbro che è una via di mezzo tra la dolcezza dei Legni e il carattere brillante tipico degli Ottoni.

Per questo motivo le possibili combinazioni con gli altri fiati sono numerose: con il Clarinetto nel registro alto, col Fagotto nel basso, con gli altri Ottoni per ottenere un suono più pastoso e vellutato.

È il meno potente fra gli Ottoni. Tieni presente questa caratteristica per bilanciarne la potenza rispetto agli altri strumenti della stessa sezione.

Range: C1 – A4.

Il range coperto dal Corno francese.

Trombone


Il Trombone ha un registro più basso dal suono cupo e minaccioso, perfetto per sottolineare scene dall’atmosfera tesa.

Nel registro alto, invece, diventa brillante e pieno di vita. Prova a caricare un sample di Trombone nel tuo sequencer e a farlo suonare in forte e con note in staccato: ti darà subito l’idea di una marcia trionfale.

Il Trombone viene usato in genere per la parte armonica del brano, più raramente in Solo.

Un modo molto diffuso di creare un suono pieno e vigoroso è quello di combinare i Tromboni con il Fagotto o con gli Archi che suonano nel registro più basso.

Di scarsa efficacia, invece, è l’abbinamento del trombone con i Legni che suonano nel registro più alto.

Range: E0 – E4.

L'estensione di note del Trombone

L’estensione di note del Trombone

Tuba


Se visualizziamo l’estensione degli strumenti sulla tastiera di un pianoforte, vedremo che la Tuba occupa la parte più bassa, verso il limite di sinistra.

Meno agile del Trombone, è comunque molto utilizzata per la bellezza e la potenza delle sue note più basse.

Così come il Contrabbasso negli Archi e il Controfagotto nei Legni, la Tuba è in genere usata per doppiare un’ottava in giù la linea di basso del gruppo a cui appartiene.

Questo significa, semplificando, che in genere suona la nota più bassa di un accordo. Il suono grave, deciso e ruvido, ne fa uno strumento ottimo per “riempire” il suono di un pezzo dando forza alla parte bassa dell’armonia.

Facci caso: spesso, specie per chi è alle prime armi con gli strumenti dell’orchestra classica, la tentazione è quella di usare tantissimi Archi (soprattutto i Violini, che sono gli strumenti orchestrali che ci sono più familiari).

Il risultato è che i brani sono sbilanciati verso le frequenze più alte, verso i suoni più acuti.

In casi come questo, l’impiego di uno strumento come la Tuba può aiutare a bilanciare le sonorità del nostro pezzo.

Range: il range della Tuba va dalla B dell’ottava -1 alla E della terza ottava.

Intervallo di note coperto dalla Tuba

Intervallo di note coperto dalla Tuba

I Legni (Woodwinds)

I Legni sono in genere gli strumenti a fiato meno familiari a un musicista digitale che non abbia una formazione classica alle spalle.

Questo perché, mentre siamo abituati a sentire Ottoni come la Tromba o il Trombone anche nella musica moderna (pensiamo alle formazioni jazz, o a molti pezzi pop), i Legni sono decisamente più legati al repertorio classico.

È quindi plausibile che – a parte il Flauto, che tutti conosciamo – tu non abbia mai sentito parlare del Controfagotto o del Corno Inglese.

Niente paura! Anche solo ascoltando qualche campione della tua library potrai renderti conto di quanto sia affascinante un suono come quello dell’Oboe o del Fagotto, e di quanto i Legni possano contribuire a creare atmosfere avvolgenti nelle colonne sonore di un film o di un video.

Esploriamone alcune caratteristiche.

La struttura dei Legni è simile a quella degli Ottoni: il suono viene prodotto soffiando nello strumento, e la lunghezza della colonna d’aria, insieme alle valvole premute, determina l’altezza della nota suonata.

Come per gli Ottoni, le note più alte sono prodotte soffiando forte, e quindi anche lavorando con i nostri sequencer dovremmo usare il registro più alto solo a un volume deciso.

Un altro limite col quale chiunque suoni uno strumento a fiato si trova a fare i conti è il il respiro.

Dare realismo ai virtual instrument di legni

Avendo a che fare con virtual instruments non sentirai certo il bisogno di far respirare il tuo musicista virtuale, ma dovresti comunque evitare di scrivere un lungo passaggio per strumento a fiato in cui le note sono legate una all’altra per troppo tempo.

Perfino un orecchio non esperto potrebbe avvertire, anche solo inconsapevolmente, che la performance è falsa.

Perciò nelle parti dei fiati – specialmente se si tratta di assoli, durante i quali tutta l’attenzione è concentrata sull’esecuzione del flautista o del trombettista – poni sempre delle pause per far “respirare” il tuo esecutore virtuale.

Sono sufficienti brevi stacchi tra una nota e l’altra ogni tanto, il tempo che occorrerebbe a uno strumentista vero per prendere fiato e poter soffiare di nuovo nello strumento.

Il timbro dei Legni cambia moltissimo a seconda del registro alto, medio, o basso, tanto che possono essere considerati come più strumenti in uno.

La sezione dei Legni prende posto al centro dell’orchestra, davanti agli Archi. E in effetti proprio con gli archi sono spesso combinati, per aumentare la potenza del loro suono senza farlo diventare aspro.

Disposizione dei legni nell'orchestra.

Disposizione dei legni nell’orchestra.

Il suono che ne deriva, vario e ricco di articolazioni, ricorda molto la voce umana. Sfrutta questa caratteristica: ad esempio, se stai scrivendo un tema musicale associato a un personaggio specifico, potrebbe essere una buona idea affidare la melodia a un Flauto o a un Oboe, come a far parlare lo strumento.

Le dimensioni di questa sezione variano molto. Gli strumenti che ne fanno parte sono:

  • Ottavino (Piccolo, in inglese);
  • Flauto;
  • Oboe;
  • Corno Inglese;
  • Clarinetto;
  • Clarinetto Basso;
  • Fagotto;
  • Controfagotto.

Una piccola sezione di legni includerà:

  • 1 Flauto
  • 1 Oboe
  • 1 Clarinetto
  • 1 Fagotto

Ottavino (Piccolo)


L’Ottavino, (Piccolo, in inglese) suona un’ottava più in alto del Flauto. Il registro basso, se suonato in piano, ha un carattere perfetto per scenari misteriosi; il registro medio e quello basso sono più adatti a condurre una melodia.

Range: il range dell’Ottavino si estende nella parte più acuta delle partiture orchestrali, coprendo l’intervallo che va da D4 al C più acuto.

L'estensione dell'Ottavino

L’estensione dell’Ottavino

Flauto


Il Flauto è lo strumento agile per antonomasia. Pochi altri strumenti riescono a eguagliarne la prontezza di risposta. Sfrutta questa caratteristica con il tuo flauto virtuale, affidandogli passaggi velocissimi e brillanti.

Proprio per la sua agilità, nelle library di strumenti virtuali sono spesso presenti i fust run di Flauto, cioè campioni con esecuzioni rapidissime di note.

Grazie al suo suono dolce e ricco, il Flauto viene usato spesso in Solo nei passaggi lirici (pensa a un motivo struggente e romantico).

Puoi sfruttare il Flauto nel suo registro basso, che ha un suono un po’ meno potente degli altri ma comunque pieno, in quello medio, perfetto per condurre la melodia, o in quello alto, che è quello più brillante e viene usato spesso in combinazione con altri Legni o per aggiungere brio al suono degli Archi.

Un flautista vero può alternare frequentemente note tenute e fust run, quindi possiamo usare entrambi anche in passaggi veloci senza temere di realizzare un’esecuzione impossibile o poco realistica.

Visto il carattere dolce del timbro del Flauto, fai attenzione all’accompagnamento: se hai un Flauto che suona in Solo, l’accompagnamento dovrà essere leggero, per fare in modo che la parte solista si stacchi bene dal resto.

Una soluzione molto usata è quella di far suonare la melodia a Flauti e Violini insieme, con i Flauti che suonano un’ottava sopra.

Range: Il range del Flauto va da B2 a A#5.

L'intervallo di suoni coperto dal flauto

L’intervallo di suoni coperto dal flauto

Oboe


Dal suono nasale e penetrante, l’oboe è molto usato per passaggi suggestivi e per eseguire melodie in Solo.

Le note del registro più basso hanno un carattere malinconico.

Un impiego classico dell’oboe è quello del dialogo con altri Legni: brevi frasi suonate alternativamente da due o più strumenti, come in un botta e risposta fra due persone.

Le note più basse hanno un carattere un po’ greve, e per questo vengono in genere usate nelle atmosfere più crude o tribali. L’ideale per la melodia è il registro medio, che ha un carattere molto dolce.

Via via che si sale nel registro alto il suono si fa progressivamente più sottile e delicato, adatto ai passaggi musicali più delicati.

Range: A#2 – F5.

L'estensione dell'Oboe

L’estensione dell’Oboe

Corno Inglese


Il suono ricorda l’Oboe, ma in una versione più dark e più potente. L’ottava più bassa del Corno Inglese viene spesso usata per estendere il range dell’Oboe, che non può raggiungere quelle note.

Grazie alla sua capacità di creare atmosfere arcaiche e malinconiche viene spesso utilizzato nelle melodie più calme e dal ritmo lento.

Tra le combinazioni più riuscite del Corno Inglese, quella con gli Archi, in particolare con la Viola.

Range: E2 – A#4.

L'intervallo di note coperto dal Corno Inglese

L’intervallo di note coperto dal Corno Inglese

Clarinetto


È lo strumento più versatile fra i Legni, grazie a un range molto ampio e a una grande varietà dinamica.

Il range basso ha un suono dark e potente, quello medio è espressivo e melodico, il registro alto ha un suono intenso e ideale per l’assolo, quello altissimo va usato con molta cautela perché rischia di essere troppo penetrante e quindi fastidioso.

I clarinettisti, specie se principianti, hanno un grande nemico: il cosiddetto break. Si tratta del passaggio da Bb3, che è la nota più acuta del registro basso, a B3, che è la nota più grave del registro alto, come mostrato qui:

clarinet break

Per passare da Bb3 a B il musicista deve soffiare più forte per suonare la nota. La diteggiatura cambia e anche la sonorità dei due toni è diversa.

Con i nostri musicisti virtuali non avremo mai problemi di esecuzione, ma se vogliamo far eseguire il nostro pezzo a un clarinettista in carne ossa, o se semplicemente teniamo a che i nostri brani siano quanto più possibile aderenti alla realtà, evitiamo di scrivere passaggi velocissimi (dei trilli, per esempio) in cui si attraversi il break.

All’interno dei Legni il Clarinetto ha caratteristiche intermedie tra l’Oboe e il Fagotto e si accompagna bene a entrambi. Grazie alla sua grande varietà timbrica può essere associato a un gran numero di strumenti: dalla Tromba al Corno, al Violoncello e agli Archi in generale.

Range: D2 – G5.

L'estensione del Clarinetto

L’estensione del Clarinetto

Clarinetto Basso


È uno degli strumenti meno usati nella formazione orchestrale classica, ma è spesso contenuto nelle library di strumenti virtuali.

Può essere utile quando ti accorgi che la parte che hai scritto per il tuo Clarinetto raggiunge note troppo basse per il suo range. In questo caso puoi passare al Clarinetto Basso per continuare la parte.

Proprio il registro basso di questo strumento è quello più usato, anche perché ha un timbro molto caratteristico, solido e dark.

Il registro medio è più pallido e sottile, mentre il registro più alto non viene usato quasi mai: ha un timbro povero e per un musicista vero è anche piuttosto faticoso da suonare.

Range: A#0 – F4.

Il range di note prodotto dal Clarinetto Basso

Il range di note prodotto dal Clarinetto Basso

Fagotto (Bassoon)


È uno degli strumenti più versatili e espressivi dell’orchestra.

È usatissimo da sempre nei passaggi comici, specie se in staccato. L’esempio più famoso è quello di Pierino e il lupo, la storia per bambini composta da Prokof’ev, nella quale al Fagotto è affidata la parte del nonno.

I registri più usati sono il grave e l’acuto.

Nel registro grave suona benissimo le parti del basso, e spesso raddoppia le parti di violoncelli e contrabbassi.

Nel registro più acuto, invece, il timbro del Fagotto diventa delicatissimo, perfetto per un passaggio lirico. In questo caso però devi fare attenzione a dosarlo correttamente nell’orchestra, perché questo suono sottile rischia di scomparire tra gli altri strumenti.
Range: A#0 – D4

L'estensione del Fagotto

L’estensione del Fagotto

Controfagotto (Contrabassoon)


È lo strumento che raggiunge le note più gravi fra i Legni.

Proprio il registro basso è quello più sfruttato, non solo per estendere nella parte più bassa l’intervallo coperto dal Fagotto, dal Contrabbasso e dal Violoncello, ma anche per il suo caratteristico suono buffo, perfetto per una parte comica.

Le note del registro più grave sono però impegnative da suonare: ricordati quindi di far riposare il tuo strumentista virtuale con pause frequenti.

Range: A#-1 – E2

L' intervallo di note coperto dal Controfagotto

L’intervallo di note coperto dal Controfagotto

Le Percussioni (Percussions)

Nell’orchestra tradizionale la sezione delle percussioni è stata l’ultima a svilupparsi.

Ancora oggi, un errore tipico del musicista digitale alle prime armi è di concentrarsi molto nella costruzione di armonia e melodia, relegando le percussioni all’ultima fase del lavoro, come una sorta di ornamento finale.

Evita questo errore: aggiungere la parte ritmica alla fine di un pezzo ti porterà nel migliore dei casi a una parte ritmica fiacca, nel peggiore a dover ripensare tutto il lavoro svolto sulle altre tracce in termini di bilanciamento di suoni e volumi.

Nella musica per immagini di oggi il ritmo è tutto: film d’azione, thriller, mistero, horror, avventura, la lista dei generi in cui la musica punta su questa sezione è lunghissima.

Alcuni tra gli impieghi più spesso affidati alle percussioni:

  • Base ritmica. Le percussioni sono l’anima ritmica e scandiscono il passo di un brano. Un elemento tipico grazie al quale le percussioni guidano il brano è l’ostinato, un pattern ritmico (o melodico) che si ripete. Un ostinato che avrai ascoltato decine di volte è quello del pianoforte che apre il classico jazz Take Five, e che poi accompagna tutto il brano.

    La musica etnica ricorre spesso agli ostinato di percussioni. Pensa al classico esempio degli indiani d’America che ballano attorno al fuoco: lo stesso pattern ritmico ripetuto ancora e ancora ha un effetto ipnotico.

    Nella musica da film lo stesso principio viene sfruttato per mesmerizzare lo spettatore e condurlo, ripetizione dopo ripetizione, all’acme emotivo della scena.

  • Sottolineare un passaggio. Nella musica orchestrale e in quella da film (specialmente nelle colonne sonore di film di genere epico o avventuroso) un colpo di piatti è un dispositivo classico per sottolineare l’importanza di un momento o cambiare improvvisamente atmosfera
  • Creare un acme emotivo. Un altro impiego delle percussioni è quello che riscontri nella maggior parte dei trailer di film d’azione di oggi, nei quali dopo un inizio espositivo dal ritmo lento, inizia un montaggio sempre più serrato di immagini d’azione, accompagnato da Grancasse, Tom-tom, percussioni modificate, e il ritmo aumenta fino a spegnersi all’improvviso. Un altro modo di creare un acme è quello di scrivere un crescendo per altri strumenti senza usare percussioni: tutta l’orchestra sale progressivamente in ritmo e in volume, fino a quando, alla fine del crescendo, un colpo di Grancassa segna il momento culminante.

I virtual instrument di percussioni

Come musicista digitale dovrai tener conto di due aspetti specifici dell’uso delle percussioni:

  1. La velocity. Controllare il volume di ogni singolo suono ha un ruolo fondamentale, ancora maggiore che per gli altri strumenti dell’orchestra, perché la velocity è essenziale per dare l’accento a una percussione.

    Ascolta questi due esempi, identici in tutto tranne che nel volume: nel primo caso la parte della grancassa ha note MIDI con la stessa velocity. Il risultato è del tutto inverosimile e non aggiunge nulla al ritmo del brano.

    Nel secondo la dinamica dà l’accento, e quindi un ritmo vero e proprio.


    Per un percussionista reale sarebbe praticamente impossibile eseguire un passaggio usando sempre lo stesso volume, proprio perché l’accento è parte integrante di come un batterista pensa e suona.

    Questo aspetto rischia di essere sottovalutato da un musicista digitale, specie quando la parte delle percussioni non viene suonata su una tastiera MIDI o un controller pad, ma scritta nota dopo nota all’interno di un editor MIDI.

  2. La quantizzazione. La precisione nell’esecuzione è importante, ma non è sempre fondamentale. Anzi, spesso uno strumento che non segue esattamente il metronomo ci sembra più realistico e coinvolgente. Per le percussioni è diverso. In una canzone, così come in un brano orchestrale, le percussioni sono il punto di riferimento per la parte ritmica, e per questo motivo non hanno la stessa libertà degli altri strumenti.

    Un ritmo con troppe sbavature e imprecisioni dà a tutto il brano un senso di approssimazione e confusione.

    Quindi fai pratica con gli strumenti di quantizzazione del tuo sequencer per dare una base ritmica solida e ordinata al brano.

Classificazione delle percussioni

Le percussioni rappresentano una famiglia sterminata di strumenti. Sono stati i primi strumenti musicali usati dall’uomo, e questo è il motivo per cui, nel corso di secoli di evoluzione musicale, non c’è materiale che non sia stato usato per creare ritmo.

Ci sono diversi criteri per classificare un insieme così vasto di strumenti.

Altezza dei suoni

In base a questo criterio le percussioni si dividono in:

  • Strumenti ad altezza determinata.
  • Sono quelli che producono note di un’altezza precisa, come il timpano o lo xilofono. Queste percussioni si scrivono sul pentagramma, proprio come gli strumenti delle altre famiglie, usando in genere la chiave di violino.

  • Strumenti ad altezza indeterminata. Sono le percussioni che producono note di altezza non definita, come il Tom-tom.

    Queste percussioni si scrivono o sul pentagramma (usando però o sempre i righi o sempre gli spazi) oppure su un rigo con una sola linea:

    Rigo musicale per percussioni a suono indeterminato

    Rigo musicale per percussioni a suono indeterminato

Nel mondo dei sequencer, del pitch band, e dell’autotune questa differenza è più labile. Posso per esempio campionare un Tom-tom e eseguirne i sample che ottengo all’altezza che preferisco.

Ma anche nell’ambito dell’orchestrazione tradizionale questa differenza tra altezza determinata e indeterminata è a volte solo un criterio di massima.

I Tom-tom, per esempio, possono produrre note che pur non avendo un’altezza definita sentiamo come più alte e altre più basse. Questi suoni hanno insomma un’altezza relativa, infatti nella strumentazione orchestrale sono spesso presenti più Tom-tom di diverse dimensione, per produrre suoni di altezza diversa.

Modalità di produzione del suono

Seguiamo quindi un’altra classificazione, che distingue le percussioni in base a come producono il suono, dividendo gli strumenti in:

  • Aerofoni
  • Idiofoni
  • Membranofoni
  • Cordofoni

Anche in questo caso si possono seguire criteri diversi: qui, ad esempio, includo tra le percussioni anche l’Arpa (che nelle library puoi trovare tra le Strings, o ancora nella categoria Strumenti a corda pizzicata) e gli strumenti a tastiera come il Pianoforte.

In questa guida gratuita sono citati solo alcuni tra gli strumenti a percussioni più usati, la lista sarebbe lunghissima.

Strumenti a percussione Aerofoni

Il suono è prodotto come in Legni e Ottoni: facendo vibrare una colonna d’aria all’interno di un tubo.

Macchina del vento (Wind machine)

È una ruota di legno all’interno di una struttura cilindrica coperta di tela. A un lato di questa struttura c’è una manovella che quando viene girata fa sfregare la ruota sulla tela.

A seconda di quanto velocemente viene girata la manovella si creano suoni affascinanti che possono suggerire il suono del vento o di tempeste.

Strumenti a percussione Idiofoni

Producono il suono facendo vibrare tutto il corpo dello strumento.

Triangolo (Triangle)

Può avere dimensioni diverse. Quelli più grandi emettono suoni più bassi:

Piatti sospesi (Suspended Cymbals)

Strumenti a percussione Membranofoni

Il suono viene prodotto facendo vibrare una membrana o una pelle tese su un corpo risonante.

Timpani

Sono le percussioni con la storia più antica all’interno dell’orchestra. Come i triangoli, ne esistono di varie dimensioni, in modo da coprire range diversi.

Nelle library di virtual instrument più complete ci sono diverse articolazioni di timpani tra le quali scegliere, vista la grande varietà espressiva di questi strumenti.

Controlla le opzioni a disposizione nella tua collezione: potrai scoprire roll, crescendo e diminuendo che basteranno da soli a creare un’atmosfera suggestiva.

Nella library Symphonic Orchestra della East-West/QuantumLeap, per esempio, ci sono campioni specifici a seconda della mano utilizzata (indicati con le etichette Left hand e Right Hand) e della durezza della bacchetta:

Grancassa (Bass Drum)

La Gran Cassa ha un suono particolarmente potente, e per questo deve essere usata attentamente: un solo colpo di Grancassa in fortissimo può coprire un’intera orchestra. Può avere un effetto molto drammatico (l’orchestra classica lo usa spesso per rendere l’idea di un colpo di artiglieria) e, come per i timpani, ha una grande varietà espressiva.

Nella library della Symphonic Orchestra ci sono campioni di un tipo particolare di Grancassa, la Wagner Bass Drum che, come suggerisce il nome, ha un suono ancora più potente. Come per i timpani, ci sono campioni diversi anche a seconda della durata del crescendo, come puoi sentire nel secondo e terzo esempio:

Batteria (Drum set)

Anche se non fa parte della formazione classica dell’orchestra, la batteria è oggi uno strumento indispensabile per la composizione di musica cinematica.

Le dedico molto spazio nel corso professionale di musica digitale, ma comunque puoi trovare una panoramica molto intuitiva su componenti e timbri se possiedi Logic Pro X: lo strumento Drummer, infatti, ti permette di navigare con pochi click tra stili di batteria molto diversi tra loro, esaminando da vicino le differenze di timbro, dimensione e resa di ciascun elemento.

Strumenti a percussione Cordofoni

Il suono è prodotto con la vibrazione di una corda pizzicata o percossa, come succede con l’Arpa e il Piano (anche se potrebbe sembrarti controintuitivo che il Piano sia annoverato tra le percussioni).

I cordofoni sono tutti ad altezza determinata (cioè producono note definite). In genere sono strumenti a tastiera, con corde che producono il suono e risuonatori che lo amplificano (come la cassa armonica del piano).

Pianoforte

A esclusione dell’organo, il pianoforte ha l’estensione più ampia dell’orchestra (infatti per visualizzare l’estensione di uno strumento si usa proprio una tastiera).

Questa caratteristica, insieme alle doti espressive, ne fanno una colonna portante dell’orchestra.

Alcuni tra gli impieghi più usati del pianoforte:

  • Eseguire parti da solista
  • Sottolineare dei passaggi, per esempio accentando con un accordo suonato nel registro più alto o più basso
  • Come raddoppio di qualunque altro strumento, arricchendone il timbro con un attacco preciso, da percussione
  • Come sostituto di strumenti orchestrali mancanti. Visto l’intervallo ampissimo di note che produce e la grande varietà espressiva e dinamica, il pianoforte è il candidato ideale per sostituire qualunque strumento orchestrale che non si abbia a dispozione.

Il Piano è tra gli strumenti che non manca mai nelle library più generiche di strumenti virtuali, e anche nel tuo sequencer potrai trovare uno o più modelli di pianoforte forniti tra i suoni di default.

Esistono poi collezioni specifiche di pianoforti, come Pianos di EWQL. Questa library contiene quattro modelli tra i quali scegliere: Bechstein D-280, Steinway D, Bösendorfer 290, e Yamaha C7, e per ognuno puoi scegliere un set specifico e un tipo di riverbero, il tutto per 263 GB di spazio totale necessario.

Questo è lo Steinway D:

Arpa (Harp)

L’arpa è spesso classificata tra gli strumenti a corda pizzicata, e perciò nelle collezioni di strumenti virtuali potrai trovarla anche tra gli Archi.

Uno degli effetti più tipici di questo strumento è il Glissando. In una library professionale troverai diverse esecuzioni di Glissando, divisi in base a come vengono suonati. Qualche esempio:

  • La scala maggiore o minore
  • Il moto ascendente, discendente, ascendente e discendente
  • La velocità di esecuzione

Qui puoi sentire qualche esempio:

Nella storia della musica per film, il ruolo dell’Arpa è associato alle scene di sogni e ricordi: nel cinema del passato la transizione tra mondo reale e mondo immaginario (o celestiale) era immancabilmente segnata da una dissovenza e da un arpeggio o un glissando di arpa.

Oggi questo cliché sarebbe difficile da riproporre, ma l’arpa è l’ideale per suggerire atmosfere fantasy e medievaleggianti. L’Arpa Celtica, in particolare, è uno degli strumenti scelti più spesso nel riarrangiamento di colonne sonore come Il Signore degli Anelli.

Il range dell’arpa si estende per sei ottave e mezzo: C0-G6
estensione-arpa

Note di copyright di questa guida

Come sempre, tutto il materiale di questa guida (testi, immagini e esempi multimediali) è proprietà intellettuale originale di Susanna Quagliariello, titolare del diritto d’autore.
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Susanna Quagliariello Autrice pubblicata, laurea in Storia e Critica del Cinema, master di alta formazione, licenza triennale al conservatorio, certificazione Berklee di Composizione e Orchestrazione per Musica da Film. Susanna è amministratore di VFX Wizard srl e direttore dell’Accademia di Cinematografia Digitale™.

33 commenti

  1. Daniele |

    Sto cercando lavoro come compositore per il cinema, tv, teatro o quant’altro ma Non so da dove iniziare
    Mi darebbe qualche indirizzo dove poter fare ascoltare i mie lavori?

  2. Simone |

    Ciao Susanna, vorrei ringraziarti per questo bell’articolo in cui spieghi in modo essenziale l’estensione degli strumenti dell’orchestra e i le loro posizioni nell’orchestra.
    Sarei lieto di poter leggere altri articoli sulle cosidette “articolazioni”, ossia le tecniche di esecuzione dei vari strumenti (vedi il vibrato, staccato, martellé, etc. degli archi), o su come gli stessi strumenti si inseriscono all’interno di un partitura orchestrale.
    Ti ringrazio per il tuo tempo.

  3. Susanna Quagliariello |

    Ciao Simone.
    L’uso delle articolazioni e la gestione delle partiture orchestrali sono in effetti temi essenziali per produrre dei brani realistici, e appassionano molto anche me.

    Quelli che trovi in questo sito sono riassunti, necessariamente limitati, del corso online (non gratuito) di Musica Digitale che poi è confluito nel Master di Musica da Film (sempre online).

    Non so se ci sarà modo di approfondirli ulteriormente anche qui, ma grazie per aver indicato questi due argomenti: è importante sapere quali sono le aree della musica MIDI che vi interessano di più e ne terrò sicuramente conto.

  4. Petar |

    Salve Susanna. Innanzitutto complimenti e grazie per l’articolo fondamentale. Diciamo che mi piacerebbe imparare a comporre. Non avendo la possibilità di frequentare lezioni potrebbe consigliarmi qualche manuale sia di teoria/armonia (di cui ho già qualche base, per vecchi studi sul basso elettrico, ma che andrebbe ripresa da zero causa “arrugginimento” e necessità di “adattamento allo scopo”) sia sulla composizione di musica per immagini? (per intenderci quali “linguaggi” usare a seconda dello stato d’animo/atmosfera richiesta, guide ulteriori all’orchestrazione e linguaggi della “musica elettronica per immagini”) Ps sono richieste avanzate da un ignorante ed incompetente in materia, quindi le chiedo di perdonarmi per denominazioni sbagliate/inesistenti, cerco solo di spiegare ciò che cerco. Grazie per la disponibilità!

  5. flavio |

    ciao susanna io ho un grosso problema da risolvere io ho symphony orch eastwest ho Windows 7 cubase 7.5 la versione di play 3.047 funziona bene ma tutte le versioni di play come la recente 4.2.2 in cubase il virtual non funziona appare prima il virtual poi diventa bianco poi blocca cubase se invece uso il virtual fuori da cubase la versione 4.2.2 funziona bene ma’ io questi virtual li devo usare come plug-ins di cubase perché posso aggiungerne fin che voglio poi ho anche symphony choir che scrivendo una parte lui me la canta ma solo dentro a cubase saluti grazie

  6. Langueduc |

    Peccato che manchino nella descrizione strumenti come l’organo, il gong, il liuto, la chitarra, l’antenato della tuba oppure i vari tipi di tuba. Inoltre mi sorprende di vedere strumenti come il flauto, l’uttavino o il corno inglese nella lista dei legni, dal momento che sono di metallo e li ho sempre associati alla lista degli brass. Ciò nonostante l’articolo mi sembra eccellente.

  7. Gino. |

    Buongiorno, io ho acquitato cubase element 7 esential ma mi pare ci siano pochi vst instrument plugin ecc come posso fsre per aggiungere dei vst instrument so che si possono acquistare, petresti suggerirmi come posso fare? poiche coi vst che cè in dotazione al cebase element 7 esential cè veramente poco, e non riesco a fare dei suoni decenti come gli strumenti veri. Grazie in anticipo se potrai rispondermi. Gino

  8. giuseppe |

    ciao Susanna. Grazie per questo sito che trovo utilissimo per imparare tante cose. Io sto provando a comporre e uso Cubase 6 e i virtual instruments di GPO4 di Garritan. Non riesco a trovare un manuale del GPO4 in italiano. mi puoi aiutare? Grazie!

  9. Rosario |

    Complimentissimi per questa guida e per il sito in generale.
    Avevo deciso di togliere adblock su questo dominio in modo da darti un mano economica per mantenere il server online ma mi sono reso conto che non ci sono pubblicità, peccato, mi sarebbe piaciuto contribuire in qualche modo per ringraziarti del lavoro svolto, che ritengo utilissimo.
    Mi sento in debito, grazie.

  10. Susanna Quagliariello |

    Beh, ma questo è un commento da incorniciare 🙂
    Grazie del pensiero!

  11. Cesare |

    Sto leggendo la guida all’orchestrazione e devo dire che è un valido aiuto per chi è alle prime armi. Sono arrivato alla sezione Ottoni, io sono un clarinettista e conosco l’impostazione che permette di suonare tutti gli strumenti a fiato, dato che essi appartengono alla stessa famiglia. Nella guida è scritto che le note acute degli ottoni devono essere eseguiti con forza. Forse intendeva dire con “spinta veloce”, che un’altra cosa. Per produrre delle note acute, in uno strumento a fiato c’è bisogno di eguagliare le caratteristiche di tali note acute, e cioè, una vibrazione molto elevata. La vibrazione elevata è direttamente proporzionale alla velocità di insufflazione nel tubo dello strumento e non alla potenza. La forza o potenza, è un requisito essenziale per la dinamica e non per l’acustica.

  12. Claudia |

    Tantissimi complimenti. Sono riuscita a far capire in modo semplice ed esaustivo a mia figlia le differenze tra gli strumenti musicali che a scuola stavano studiando in modo passivo. Con questo sito sono riuscita a dare voce a delle voci che suoi libri sciavano posto solo alle parole.

    Grazie, sono lieta di esserti stata utile! 🙂 Susanna

  13. Cesare |

    Tra gli ottoni, avrei accennato anche a strumenti della famiglia dei flicorni, sopranino, soprano, contralto, tenore, baritono, che vengono usati maggiormente nelle fanfare e bande musicali, ma che occupano in certi pezzi di repertorio un posto comunque importante, specialmente nei pezzi d’opera, dove nelle trascrizioni, la parte del soprano (cantante) è affidata al flicorno soprano o sopranino.
    Quando è scritto:
    [Quote della prima frase dalla sezione Legni della Guida]
    Il termine giusto della parola “valvole” è “chiavi”.
    Anche nei legni, le note acute sono sostenute grazie alla tensione del labbro, in combinazione con un’insufflazione più veloce e non con la forza. Il limite del respiro, a cui si accenna non è un limite, dato che si può imparare la respirazione circolare. Se non si vuole usare la respirazione circolare, il respiro è possibile prenderlo, accorciando di quanto basta, l’ultima nota.
    Il registro alto del flauto è usato come gli altri due registri, mi riferisco ai concerti per flauto e orchestra.
    Rigurdo alla parte che parla del Clarinetto, come segue:
    [Quote di due paragrafi della Guida, sezione Clarinetto]
    C’è da fare qualche precisazione
    1) Il passaggio dal Sib al Si naturale è davvero difficile, per i principianti, ma non per i professionisti o anche per studenti con un anno di esperienza di studi conservatoriali;
    2) C’è da precisare che il clarinetto è strumento traspositore, quindi non si potrebbe parlare di Bb3, dato che la nota reale equivarebbe ad un Ab3
    3) Il passaggio dal Sib (reale Lab) al Si naturale (reale La naturale), si può effettuare anche in successione veloce e velocissima, nel primo caso tramite una normale tecnica esecutiva che prevede il movimento di due sole dita (pollice e indice mano sinistra), oppure nel secondo caso, usando la seconda chiavetta laterale destra, in luogo del Si natura (reale La naturale)

  14. Susanna Quagliariello |

    Ok. Risposta cumulativa a due post.

    Questa guida tratta l’orchestra classica così come è stata adottata (e adattata) da Hollywood per la musica da film.

    Niente bande, niente fanfare, niente Ukulele.

    @Langueduc, Flauto, Ottavino e Corno Inglese sono fatti di metallo ma non conta il materiale costruttivo, sono “legni” lo stesso.

    La differenza tra brass e woodwinds in parte è storica e in parte sta nel fatto che nei legni il suono è prodotto dalla vibrazione del soffio o di un’ancia (una lamina) e nei brass dalla vibrazione e tensione delle labbra.

    @Cesare, grazie per avermi fatto notare l’errore nella sezione del flauto. Manca effettivamente tutta la parte sul registro alto. La frase che c’è adesso non ha senso.

    Invece tutto il resto di quello che ho scritto nella guida è esatto.

    Anche il termine valvola nella sezione legni è corretto perché la “Chiave” è ciò che premi suonando lo strumento reale, ma quello che determina la nota (e la qualità del suono) è il foro o valvola che agisce come ho già descritto: alterando la lunghezza della colonna d’aria e quindi la frequenza della nota suonata.

    Scendere in dettagli come “foro tonale” (o “foro di registro” per abbattere la fondamentale) serve solo a diluire l’efficacia di quanto insegno.

    Preciso che questa non è una pagina di Wikipedia sugli strumenti dell’orchestra.

    È una guida pratica e istruttiva all’orchestrazione virtuale.

    Relativamente al break (che non riguarda solo il clarinetto) ho scritto che “i clarinettisti principianti” hanno difficoltà e che per essere plausibili nell’orchestrazione virtuale è meglio evitare i trilli che attraversino il break. Il clarinet break ha influenzato come si scriveva, e si scrive, la musica.

    Sono l’unica a farlo notare? No. Basta leggere “Lo studio dell’orchestrazione” di Samuel Adler, sezione “Clarinetto”.

    Dici che “non si potrebbe parlare di Bb3”. Avvisa subito Adler perché anche lui scrive Bb3. In ogni caso, la differenza tra nota scritta e nota d’effetto è irrilevante nei sequencer.

    Poi, mi risulta che ancora nel 1914 un trillo La bemolle Si bemolle venisse considerato quasi impossibile anche per strumentisti esperti – vedi brevetto Bettoney di modifica al clarinetto Bohem – e che il clarinetto sia lo strumento dell’orchestra che ha vissuto più trasformazioni e modifiche dal 1600 a oggi per renderlo più confortevole da suonare.

    Se dovessi parlare di tutto questo (che in un virtual instrument è ovviamente irrilevante: ogni performance è sempre perfetta) quanto spazio dovrei dare a strumenti come pianoforte o violino?

    Ancora: evitare di comporre lunghe parti per fiati è indispensabile. È una normale prassi di orchestrazione, virtuale o reale.

    La tua correzione sul come prendere fiato accorciando l’ultima nota corrisponde a quanto avevo già scritto nel paragrafo sull’assolo di tromba.

    Dal Guinnes dei primati apprendo che il record-del-mondo di nota sostenuta al clarinetto è 1m13s.

    In un sequencer non esistono limiti. Potrei scrivere un impossibile “n < fff” da tre minuti o trenta ore.

    Il problema principale per chi si avvicina all’orchestrazione virtuale è di pensare che la melodia suonata sulla tastiera midi possa essere assegnata a qualunque strumento.

    È proprio per questa assenza dei limiti umani e strumentali che alcune performance virtuali suonano fasulle, anche usando le migliori library orchestrali sul mercato.

    Quel che cerco di insegnare in questa guida è proprio come evitare questo genere di errori. Mi sembra sia spiegato chiaramente nell’introduzione.

    Da ultimo, quando scrivi “La forza o potenza, è un requisito essenziale per la dinamica e non per l’acustica.” è errato anche nel caso di uno strumentista reale.

    Dinamica (“quanto forte”) e acustica (“altezza e colore del suono”) sono strettamente correlate.

    La gamma dinamica che uno strumento a fiato può produrre (cioè la differenza tra minima e massima pressione sonora) decresce con le note più alte, come ho spiegato nella guida.

    La tromba, ad esempio, ha una gamma dinamica doppia nel registro basso rispetto a quello alto.

    In fisica non c’è differenza tra dinamica e acustica. Si chiama acustica e basta. È molto utile studiarla per riuscire a creare performance virtuali credibili e anche per capire meglio la musica (come si dice “tanti matematici sono musicisti”).

    Per chi volesse approfondire, due buoni libri che si trovano su Amazon sono: “Fundamentals of Musical Acoustics” di Benade o il molto più accademico e impegnativo “The Physics of Musical Instruments” di Neville Fletcher.

    @tutti
    Già con gli accorgimenti che insegno in questa guida si può dare molto realismo a una composizione orchestrale virtuale.

    Certo, per comporre la musica orchestrale interamente digitale di un trailer di Hollywood o di un videogame da milioni di dollari… bisogna imparare tanto di più.

    Ad esempio bisogna saper gestire correttamente la velocity, che fa miracoli nel rendere vero un virtual instrument. (E non intendo quanto forte si picchiano i tasti, ma crossfading, velocity switch e canali di controllo.)

    Tempo permettendo, rispondo volentieri a domande sulla tecnica dell’orchestrazione virtuale, dai concetti di base (come ottenere “un buon legato”) a quelli più oscuri e inconsueti (come potrebbe essere il simulare eventuali armoniche mancanti nella propria library per la presenza di troppi pochi campioni a differente dinamica).

    L’importante è che gli interventi siano rilevanti per il pubblico di questo sito, che parla di Musica Digitale.

  15. Cesare |

    Grazie Susanna di aver risposto, io ho fatto dei commenti, esclusivamente per favorire tutto il discorso, non per abbatterlo. E rimango delle mie convinzioni, che tra l’altro ho ampiamente sperimentato in tutti gli anni di insegnamento e di studi. Non ho certo bisogno di approfondimenti, la musica la faccio dal vivo, e passaggi come quello del Sib-Do (d’effetto Lab-Sib)sono facilmente eseguibili, anche trilli. Ripeto anche che una buona tecnica, che ogni strumentista conosce, consente di eseguire suoni acuti con un “filo si suono”. E ripeto che con la respirazione circolare è possibile suonare ininterrottamente.

  16. Cesare |

    Visto che non sono stati intrepretati nella giusta maniera, ho deciso che i miei messaggi debbano essere cancellati. Grazie

  17. Susanna Quagliariello |

    Cesare, ti ho ringraziato e ti ringrazio ancora per la segnalazione sul flauto.

    Anche il resto è stato utile, mi ha dato l’idea per un articolo interamente dedicato all’orchestrazione degli strumenti a fiato (dal segno del respiro “apostrofo” come segno di articolazione musicale a come suddividere un passaggio troppo lungo o troppo impegnativo su più strumentisti).

    I commenti non vengono cancellati, dovrei cancellare anche il mio e alla fine sembrerebbe che faccio censura di chi non mi canta l’Osanna. Invece, se ricevo critiche le pubblico e rispondo.

  18. Cesare |

    Bene Susanna, in considerazione alla tua ultima risposta, ho rivaluto tutto. Ti faccio tanti auguri per quello che vorrai fare in futuro e se posso essere utile in qualche modo, sai dove cercarmi. Grazie a te Susanna

  19. Taiwan |

    Gran bella guida, veramente, per me che sto cercando di iniziare a capire qualcosa su come scrivere musica orchestrale è davvero un ottimo inizio! 😀 grazie!

  20. lucio |

    Buongiorno Susanna ho trovato molto utile questa tua recensione premetto che ho cominciato a farmi le basi midi nel lontano97’con un mac LCII 14pollici e cubase VST 1 in bianco e nero!! ..un modulo Solton che faceva gran parte del lavoro e una roland E16 dove attingevo i suoni dei strumenti ogni volta che accendevo il tutto era un’ impresa se suonava tutto,dopo che avevi studiato e riprodotto fedelmente passava 1 mese , adesso con GBand è molto piu’ facile….è vero le cose che esponi nel tuo blog le ho imparate in molti anni di dedizione..avessi avuto in quei anni una guida migliore della tua ne sarei stato felicissimo e grato…come mia perla a quei temi ho riprodotto in maniera uguale il flauto con le canne dei IntiIllimani li avevamo in repertorio….ma si tratta di storia passata….dopo aver letto ila tua recensione trovo ancora delle cose interessanti e utili…segno che non si è mai appreso abbastanza e sino alla fine abbiamo da imparare sempre da chiunque..la musica è senza limiti perchè è INFINITA!!!

  21. Fosco Manservigi |

    A integrazione di quanto dice Cesare,vorrei ricordare che li parametro midi”velocity”significa la velocità atta a produrre il suono e di conseguenza la dinamica(intensità)poichè in un tubo la propagazione degli aeriformi è veicolata dalla sezione,dalla velocità e dalla dalla portata (trascuriamo per il momento il coefficiente d’attrito e le perdite di carico)elementi questi in relazione tra di loro, necessariamente per aumentare la velocità del flusso occorre aumentare la pressione di emissione oppure ridurre la sezione del condotto(nel nostro caso impossibile)per cui ritengo corretta la spiegazione della conduttrice poichè un aumento della velocità del fluido è legato a l’aumento di potenza del fiato inpiegato.Potrei ricordare altri fenomeni: frequenza di risonanza del corpo vibrante,controllo degli armonici…eventualmente ne parleremo in seguito.

  22. Lucio |

    Buongiorno Susanna. Dove posso trovare, in download penso, i manuali di istruzioni in italiano delle librerie Kontakt e Eastwest??? Grazie 1000 x una dritta. Complimentissimi cm sempre x la tua preparazione !!!! Con stima Lucio. 🙂

  23. Paolo Pandolfo |

    Ciao Susanna, mi potresti spiegare per favore perchè HS (gold) su finale ha la velociy “devitalizzata” ?
    grazie ciao

  24. Susanna Quagliariello |

    Ciao Paolo, che cosa intendi con “devitalizzata”? Il volume delle Hollywood Strings ti risulta più basso?

    Dovresti controllare le impostazioni di Playback, e soprattutto le indicazioni di dinamica nella partitura.

    Puoi anche modificare la velocity di singole note (o battute intere) del brano. Per fare questo scegli Window > Main Tool Palette (o premi Cmd+T) e seleziona il comando MIDI TOOL.

    Quindi fai doppio click sulle battute che vuoi modificare. Ti si aprirà un editor che ti permetterà di selezionare le note (cliccando e trascinando sui quadratini che vedi nell’editor sopra ogni singola nota). A quel punto potrai agire sulla velocity, selezionando le voci dal menu MIDI Tool in alto (es. Add per aumentare la velocity delle note selezionate, Limit per fissare un intervallo con un valore minimo e un valore massimo di velocity, e così via).

  25. Mariani Bruno |

    Ciao Susanna.
    Stracomplimenti per questa guida,l’ho davvero divorata con soddisfazione.
    Sono un musicista pop di vecchia data,ma grazie anche alla lunga collaborazione con il mio “ex” datore di lavoro Lucio Dalla,ho realizzato alcune colonne sonore per il cinema italiano e l’esperienza mi ha davvero appassionato.
    Ti scrivo ,oltre che per farti i meritatissimi complimenti,anche per chiederti una informazione.Da diversi anni sento nelle colonne sonore degli action movie hollywoodiani (o thriller,guerra ecc.) l’utilizzo massiccio di percussioni molto “potenti”,quasi sempre in dialoghi incalzanti con grosse sezioni di orchestra (soprattutto strappate di archi).Non si tratta di percussioni “etniche”, o di timbri specifici dell’orchestra classica (grancassa,timpani ecc.),mi ricordano piuttosto (scusami se dico una stupidaggine) quelle sezioni molto numerose (e rumorose 🙂 di rullanti che si esibiscono nelle manifestazioni tradizionali medioevali.Siccome in quei film,le timbriche sembrano sempre le stesse,credo che provengano da alcune library. Io ho acquistato quella di Hans Zimmer della Spitfire ma mi sembra che ancora non ci siamo.Tu puoi indicarmi qualche altra cosa (sempre che io sia riuscito a spiegarmi) ?
    Grazie e complimenti di nuovo

    Bruno Mariani (www.brunomariani.com)

  26. Susanna Quagliariello |

    Ciao Bruno, grazie per le parole gentili e l’intervento molto interessante.

    Sono praticamente sicura che ti riferisci ai Taiko drums, che effettivamente somigliano al rullante medievale.

    Taiko è un termine generico che in giapponese indica le percussioni, ma per i musicisti occidentali è un tipo specifico di tamburi e grancasse giapponesi. Si tratta delle percussioni più usate nella musica cinematica dell’ultimo decennio.

    Le trovi in tante library, incluse le tue Zimmer Percussions di Spitfire, e spesso ci sono anche le versioni oversize da quasi due metri di diametro (anche se spesso dimensioni così grandi servono più per il canale LFE del surround che per la performance vera e propria).

    Altre library molto popolari a Hollywood sono Damage e soprattutto Stormdrum 2.

    Però, come dicevi, anche se carichi una patch di taiko ben post prodotta non ottieni il suono “da Hollywood”. Il motivo è che gran parte di quel suono viene dal processing digitale che si fa sulla performance.

    Questo significa che non ci si limita più a caricare uno strumento e a suonarlo ma, una volta caricato, se ne modifica il timbro, anche drasticamente, usando le plugin più varie. E così diventa difficile, se non impossibile, ricostruire il sound delle percussioni che ascolti, perché non basta sapere il nome dello strumento, devi anche conoscere il tipo di plugin usate e i parametri di ogni plugin.

    È qualcosa che da compositrice classica ho sempre avuto difficoltà ad accettare: significa in pratica che nessuno può fare una esatta performance live di una colonna sonora composta in questo modo, e che per un pezzo del genere la partitura non esprime più tutta la musica, ma soltanto una parte.

    Però funziona, quindi bisogna adeguarsi. 🙂

    Il lavoro consiste sia nell’intervenire sull’attacco del suono (i transienti) che nell’introdurre una distorsione per generare armoniche.

    Per i transienti, SPL Attacker è una buona soluzione, anche Character (adesso di Plugin Alliance) dà ottimi risultati. Senza esagerare, aumentano la nitidezza e il mordente dell’attacco.

    Più difficile è gestire le distorsioni armoniche. Leggenda vuole che nello studio di Zimmer si usi molto una plugin Sonnox, ma ne esistono davvero tante per questo scopo.

    Il vantaggio di questo tipo di plugin è che non devi alzare velocity o expression della library per far sentire di più le percussioni, soffocando il brano e mandando in clip la traccia percussioni del mix.

    Queste distorsioni armoniche, infatti, si posizionano sopra al suono naturale nella vista spettrale, e danno l’illusione all’orecchio che il suono sia più vigoroso e epico, senza che in realtà il volume sia aumentato.

  27. Antonio |

    Ciao Susanna,
    ho trovato la tua guida veramente interessante e precisa. Gentilmente vorrei sapere se conosci particolari processi per poter rendere il suono legato degli strumenti un po’ più reale.
    Più nello specifico, preciso che con cubase 8 elements mi affido alla opzione tecnica “legato” sulla sezione di sinistra del programma che però sembra non sortire gli effetti desiderati, lasciando così l’esecuzione ancora troppo schematica (e nei violini non rende affatto l’idea)
    Hai modo di aiutarmi? grazie

  28. Susanna Quagliariello |

    Ciao Antonio,
    esistono diversi modi per ottenere un effetto Legato.
    Quello che stai usando usa i controlli del sequencer. Il motivo per cui non funziona potrebbe essere questo: se cerchi di ottenere un suono legato probabilmente avrai fatto in modo da far sovrapporre le note midi, in modo che ogni nota termini dopo l’inizio della successiva. Ma la funzione Legato in Cubase funziona solo se c’è uno spazio tra le due note. Quindi devi aggiustare manualmente il passaggio in modo che non ci siano sovrapposizioni o, più semplicemente, selezioni le note e scegli MIDI > Functions > Delete overlaps (poly), e solo dopo applichi la funzione Legato.

    Tuttavia fare affidamento sul sequencer non è il metodo giusto.

    Una via possibile è quella di aprire l’interfaccia della library di strumenti che stai utilizzando e agire sui parametri ADSR, in particolare sul parametro di Release. Un valore maggiore di Release allunga la coda del sample, permettendoti di legarlo in maniera più fluida alla nota successiva. Valori eccessivi di Release, però, possono portare a un effetto generale troppo pastoso, in cui le note tendono a confondersi, specie nei passaggi più veloci.

    Ci sono poi degli script specifici studiati per ottenere questo effetto. Un esempio è lo script Legato sull’interfaccia di Play, il motore audio di EastWest. Basta abilitarlo per attivare una serie di funzioni che permettono di legare con una certa naturalezza le note.

    Ma il metodo migliore è quello di utilizzare patch specifiche pensate per questa articolazione. Nelle library di buon livello, per ogni strumento trovi cartelle diverse a seconda che sia in Legato, in Staccato e così via. Nella cartella Legato, quindi, troverai note che sono state registrate proprio mentre venivano suonate in Legato, e questo ti garantisce la massima naturalezza possibile.

    Un’opzione avanzata è quella del cosiddetto True Legato, presente nelle Library professionali, che contiene il suono di transizione specifico di ogni intervallo. Quindi se suoni C4 e poi G4 sentirai prima la nota C4, poi lo specifico suono di transizione del Do che va al Sol, e poi G4.

  29. Fulvio |

    Salve!
    Ho trovato l’articolo assolutamente chiaro e affascinantemente interessante! Mi piacerebbe mettere in pratica le nozioni e i consigli qui letti oltre che sperimentarne di nuovi. Solo non so come posso avere accesso a tutti questi suoi, ho un arturia keylab 88 e fino ad ora uso solo i preset della tastiera. Quale programma posso usare per accedere ai suoni d’orchestra e registrare?

  30. Kiki |

    Ciao e grazie per queste preziose info. Posso chiederti alcuni approfondimenti riguardo ai fiati? Di norma se parliamo di dinamica, un registro grave ha sempre una dinamica leggera (piano) e un registro acuto forte?

  31. Roberto |

    Grazie per i preziosi consigli, ho acquistato ‘Principi fondamentali per L’orchestrazione di R.K e’ molto tecnico e presuppone una conoscenza approfondita sull’armonia, sapresti indicarmi altri libri anche scritti da te sulle tecniche di orchestrazione con vst, per esempio mi resta difficile comprendere come dividere gli accordi per leggii e all’interno del leggio la stessa melodia come viene divisa ..ecc, grazie mille. Rds

  32. Susanna Quagliariello |

    Ciao Roberto, grazie per la bella domanda.

    Non sono sicura che da un libro si possa imparare bene l’orchestrazione, per questo nel mio corso di musica ho registrato 70 ore di lezioni con esempi (e ancora ne manca qualcuna per completarlo). I confronti pratici tra orchestra vera e virtuale fanno tanta differenza.

    Per rispondere al tuo intervento, nelle library orchestrali difficilmente hai qualcosa di più del “divisi” in qualsiasi famiglia di strumenti (anche se a rigore il termine andrebbe usato solo per gli archi).

    Quindi un div. a 3 per dividere l’accordo sui primi tre leggii lo faresti con tre patch di divisi. In pratica, nelle library di archi avrai quasi sempre i divisi soltanto per i violini.

    Discorso simile anche nelle altre famiglie di strumenti. Ad esempio i corni, dove in un’orchestra dal vivo hai normalmente primo e terzo cornista specializzati nelle note più alte, secondo e quarto in quelle più basse.

    Se la tua library ha una patch “4 French Horns” i sample verranno assegnati automaticamente, oppure usi due volte una patch “2 French Horns”. Oppure quattro solisti ma il risultato finale ne risente, come ho spiegato nella guida sulla musica da trailer epico.

    In due parole: la soluzione sembrerebbe quella di usare library soliste (Vienna non “Dimensions”, per capirci) e disporre gli strumenti in uno spazio virtuale. Avresti controllo assoluto sulla formazione e ognuno suona quello che vuoi.

    Il problema è che più strumenti solisti non suonano come una formazione orchestrale, almeno per strings e brass.

    È proprio per questo che Vienna ha cambiato approccio con le librerie Dimensions. Nota che questo non riguarda solo i sample: anche se fai overdub di 4 incisioni reali di violino non suona come l’incisione di 4 violinisti nello stesso spazio.

    Assicurati anche di avere i divisi nelle library! Oggi la tendenza per le library orchestrali più epiche è registrare intere sezioni all’unisono (Albion, Majestica…) proprio perché così suonano più vere.

  33. Michele Bilardello |

    Buongiorno signora Susanna, sono Michele, un giovane compositore autodidatta (non ho mai conseguito una completa formazione musicale), ecco perché mi rivolgo a lei. Prima di venire al dunque, ho trovato molto interessante il suo sito internet “musica digitale”, in particolare la sezione “guida alla strumentazione orchestrale”. Gli esempi e le descrizioni dei singoli strumenti sono ottime, per un principiante come me. Le chiedo quindi, secondo lei, per descrivere l’alba africana con il risveglio degli uccelli come primi protagonisti, lei cosa mi consiglia? Io ho già buttato una bozza, ma non rende per nulla l’idea. Prime due battute, archi in Re minore crescendo, poi archi in descrescendo e corno inglese (scala Re) a seguire fagotto (descrivono gli uccelli grossi tipo gufi e civette che vanno via dando spazio a ) oboe, flauto, ottavino (uccelli di piccola taglia che arricchiscono l’aria e l’alba.) Poi gli archi riprendono con corni e trombe sempre in crescendo che intonano la,melodia e chiudono in un forte. Cambio di scena

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