Il sequencer, hardware o software, può gestire tutti gli aspetti di una performance musicale: l’altezza e la durata di ciascuna nota, la forza con la quale è stata suonata, l’articolazione usata (staccato, legato, pizzicato…) e così via.
Per compiere queste operazioni, il sequencer si serve del protocollo midi, sigla che sta per “Musical Instrumental Digital Interface”.
Alcuni tra i software di sequencer più diffusi sono Digital Performer, Sonar, Cubase, Pro Tools.
Col sequencer si può comporre un brano in due modi:
La schermata-tipo di un sequencer si chiama piano-roll, ed è divisa in due parti: a sinistra c’è una tastiera, a destra una griglia per inserire le note.
Ogni riga orizzontale della griglia corrisponde ad una nota della tastiera. Per inserire una nota nella griglia si seleziona lo strumeno matita e si disegna una barra all’interno della griglia in corrispondenza della nota desiderata.
La lunghezza della barra disegnata determinerà la durata della nota.
Una volta che una nota si trova nel piano roll, si può:
Lo strumento midi più diffuso è la tastiera (o master keyboard), ma sono molto usati anche chitarre, batterie (drum machines) e anche strumenti a fiato come le trombe.
Si tratta in ogni caso di strumenti che hanno un ingresso midi, grazie al quale vengono collegati al computer: in questo modo ogni nota suonata viene inviata al sequencer sotto forma di dato midi ed è pronta per essere registrata e modificata.
Molto spesso questi due metodi vengono usati insieme, ad esempio: si registra un brano musicale nel sequencer usando uno strumento midi, poi nel sequencer si apre il piano roll della traccia appena registrata.
Qui tutte le note suonate sono visualizzate sotto forma di barre. A questo punto si perfeziona a mano la performance, aggiungendo o eliminando note, modificando le durate, cambiando le tonalità e così via.
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