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Che cosa è un mixer

11/01/2010, di Susanna Quagliariello, Sezione Sequencer Midi e DAW

Il mixing è una di quelle arti oscure che ogni compositore segretamente teme, delegandola volentieri agli audio engineer. Eppure un mixer è uno strumento concettualmente semplice, proviamo a darne una definizione sintetica.

Il mixer è un dispositivo hardware o software che, come suggerisce il termine, miscela segnali audio provenienti da sorgenti diverse, creando un nuovo suono che è l’insieme, la fusione, di quelli originali.

Un mixer può ad esempio fondere insieme i segnali audio che provengono da microfoni diversi, come quelli di ciascun elemento dell’orchestra, e consente all’ingegnere del suono di dare la resa più naturale e efficace al brano finale, composto da tutti gli strumenti ascoltati insieme.

In passato i mixer erano dispositivi molto semplici, un insieme di potenziometri che regolavano l’intensità del segnale -questi erano dispositivi elettrici e vengono chiamati mixer passivi.

Per migliorare la qualità del segnale diventarono attivi adoperando cioè circuiti elettronici in grado di modificare più ampiamente i segnali in ingresso. I mixer attivi erano anche in grado di amplificare il segnale, sia pure con significativi limiti di qualità.

Il passaggio successivo, quello dei mixer digitali prima e dei mixer software poi permette di modificare i segnali audio praticamente senza limiti.

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È importante sapere che un mixer digitale può  modificare il segnale audio alterando molti aspetti della traccia, ad esempio può:

  • aumentare o diminuire il volume
  • regolare la posizione nei canali stereo
  • abbassare o alzare la tonalità
  • modificare il ritmo
  • modificare il timbro
  • applicare degli effetti, come l’eco e il riverbero.

I Mixer Software e l’Automazione

Grazie alla diffusione del digitale, ai software mixer si è aggiunta una possibilità in più rispetto ai mixer tradizionali: l’automazione delle funzioni. Automatizzare significa memorizzare i cambiamenti di una funzione nel tempo, in modo che questi cambiamenti possano essere ripetuti.

Un esempio: con un mixer tradizionale possiamo cambiare il volume nel corso del brano, per sottolineare alcuni passaggi e rendere il suono più interessante. È quello che faceva un tecnico del suono mentre ascoltava la registrazione in diretta.

Con un mixer software questi cambiamenti di volume possono essere archiviati in modo simile a una traccia midi.

Disponendo di queste informazioni, i cambiamenti possono essere riprodotti automaticamente e modificati.

In altre parole, si regola il livello di volume desiderato in ogni punto del brano, e il software registra sia il valore, sia il momento nel quale è stato modificato. Questo permette che in tutte le successive riproduzioni il livello del volume (o di qualsiasi parametro si stia modificando) si abbassi e si alzi automaticamente -o di applicare ulteriori modifiche. Questo è il principio alla base delle modifiche non-distruttive che costituiscono il vantaggio chiave della post produzione audio digitale.

Susanna Quagliariello Autrice pubblicata, laurea in Storia e Critica del Cinema, master di alta formazione, licenza triennale al conservatorio, certificazione specialistica di Composizione e Orchestrazione per Musica da Film. Susanna è amministratore di VFX Wizard srl e direttore di ACD, l’Accademia di Cinematografia Digitale™.

2 commenti

  1. Bronz |

    Grazie mille, sò molto bene cosa sia un mixer ma non avevo voglia di scriverlo a parole mie! quindi grassie ancora Susanna!.

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