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Sampler e strumenti virtuali: cosa sono e come funzionano

04/01/2010, di Susanna Quagliariello, Sezione Strumenti Virtuali Midi

Partiamo proprio da zero e diamo un primo sguardo agli elementi essenziali per fare musica digitale.

Abbiamo un computer con un sequencer, abbiamo una tastiera o, più in generale, un dispositivo MIDI, e magari abbiamo anche un pomeriggio tutto per noi.

Cos’altro ci serve per iniziare a fare musica?

Due cose:

  • una raccolta di virtual instrument;
  • un sample player che spesso chiamiamo semplicemente sampler (anche se non è il termine esatto), cioè uno strumento che metta in comunicazione i virtual instrument con la tastiera MIDI.

Vediamo in breve di cosa si tratta.

Strumenti virtuali e library: cosa sono e come si usano

Un virtual instrument è un insieme di campioni di uno strumento musicale specifico.

Il virtual instrument della chitarra elettrica, ad esempio, contiene i campioni di tutte le note suonate dalla chitarra elettrica. Nota per nota, ottava per ottava. Una volta caricato lo strumento, premo un tasto sulla mia tastiera musicale e potrò sentire il suono di una Stratocaster, per esempio, lanciandomi in un assolo degno di Clapton. O, ehm, almeno potrò provarci.

I virtual instruments sono organizzati in raccolte, le library.

Le dimensioni delle library variano molto. Ci sono quelle piccole, spesso gratuite, che hanno 10 strumenti tra i quali scegliere.

E ci sono quelle immense, con centinaia di strumenti virtuali registrati con una qualità audio impeccabile.

In genere ogni library ha un suo genere musicale di riferimento: ci sono quelle concentrate sugli strumenti orchestrali, per esempio, quelle orientate al pop, quelle dedicate alla musica techno.

Le articolazioni

Le library più essenziali si limitano ai campioni di base, quelli delle singole note. Scelgo uno strumento e avrò tanti sample a disposizione quante sono le note suonate da quello strumento.

Le library più ampie, invece, hanno diversi sample per la stessa nota. Ogni sample suona quella nota in modo diverso: in vibrato, con la sordina, in crescendo e così via.

Quindi non avremo semplicemente il campione del “DO della quarta ottava”, ma avremo un “DO della quarta ottava suonato in vibrato”, uno “suonato con sordina”, uno “in crescendo” e così via.

Questi modi di suonare uno strumento si chiamano Articolazioni. Nella mia library potrò quindi scegliere ad esempio lo strumento Violino, e poi selezionare da un sottomenu l’articolazione che mi serve.

Queste, ad esempio, sono solo alcune delle articolazioni relative allo strumento del violino presenti nella mia library preferita, la EastWest/Quantum Leap Symphonic Orchestra:

Alcune articolazioni del Violino presenti nella EWQL Symphonic Orchestra.

Alcune articolazioni del Violino presenti nella EWQL Symphonic Orchestra.

Nella figura vediamo che il virtual instrument scelto è quelo del violino, anzi: quello di un gruppo di 18 violini che suonano all’unisono.

Scelto lo strumento, si apre un elenco di opzioni, visualizzate nela seconda colonna: note di lunga durata, note brevi, note con effetti, note modulabili con il controllo Mod di una tastiera, e così via.

Ho scelto il sottoinsieme “note lunghe”, e nella terza colonna vediamo visualizzate le articolazioni relative a questo gruppo: sono tante, eh?

Il violino è in effetti uno degli strumenti più ricchi di articolazioni (con un tamburo avrei meno sample, perché ci sono meno modi di suonarlo).

Basta scorrere l’elenco per avere un’idea delle possibilità di scelta: le prime voci, quelle con la definizione Butter si riferiscono al violino suonato in modo dolce, soft.

Il gruppo successivo ha il prefisso Exp. che sta per “espressivo”, Lyr sta per lirico, quello che in una partitura classica potrebbe corrispondere all’indicazione “con sentimento”.

E poi ci sono note suonate in vibrato, note senza vibrato, note con la sordina. E questo è solo il sottoinsieme delle “Note lunghe”!

Un’ultima nota sul nome delle articolazioni. Alcune definizioni fanno parte del linguaggio della musica classica, e sono perciò universali. Troveremo nomi come marcato, sostenuto, pizzicato in tutte le librerie più ampie, indipendentemente dalla casa di produzione e dalla versione della library stessa.

Altri nomi, invece, sono legati alla specifica library che sto usando.

La definizione di Butter in cima alla lista della figura precedente ne è un esempio: è un espressione usata dalla EWQL per descrivere il sample. Altre library potrebbero usare nomi diversi per quello stesso sample. E così per la divisione strutturale tra “note lunghe” e “note brevi”.

Ogni library è organizzata a modo suo, a seconda del tipo di sample che contiene e del genere musicale a cui fa riferimento.

I loop

Un virtual instrument può contenere anche gruppi di note, oltre che note singole.

Questo significa che in un sample possiamo trovare non una nota specifica ma, per esempio, un riff di batteria, una progessione di accordi di chitarra, o un flauto che suona una piccola melodia.

Questi pezzi di musica già pronti si chiamano loop, e sono estremamente comodi. Comodi per i non musicisti, anzitutto, perché anche chi non ha mai suonato uno strumento in vita sua può creare un brano combinando più loop.

Ma anche i musicisti di professione ricorrono spesso ai loop. Spesso per avere una traccia di batteria sulla quale suonare e provare i loro pezzi. Oppure per comporre in pochi minuti una parte secondaria e ripetitiva (una traccia di percussioni per un brano di sottofondo, per esempio).

O ancora, tutte le volte che per questioni di tempo o di denaro si ha bisogno di una soluzione economica e veloce per dare un sottofondo musicale a un video.

Acquistare una library

In base alle proprie esigenze e al budget a disposizione si possono comprare library più o meno ampie e accurate che contengono campioni di qualunque strumento musicale: contrabbassi, pianoforti, voci umane.

Alcune sono già comprese in tutte le DAW più diffuse: Cubase contiene di default la raccolta HALion Sonic, così come Logic e ProTools hanno le loro collezioni di suoni per iniziare subito a fare musica.

Altre raccolte sono acquistabili separatamente . In base alla ricchezza di strumenti e alla qualità dei sample potranno essere gratis o costare migliaia di euro.

Come orientarsi nella scelta della library da comprare? I fattori da prendere in considerazione sono diversi, non esiste una soluzione buona per tutti.

Oltre al budget dobbiamo prendere in considerazione il livello al quale stiamo lavorando, i risultati che vogliamo ottenere e, last but not least, quanto ce la caviamo con la musica e col MIDI.

Di sicuro se stiamo lavorando a un progetto di livello professionale difficilmente potremo accontentarci di una library gratuita. Quelle con un’ampia scelta di strumenti e una buona resa audio dei sample sono costose da produrre, e di conseguenza hanno un prezzo.

Ma se scriviamo musica per passione o se stiamo entrando per la prima volta nel mondo dei sequencer e della musica digitale, una libreria gratuita è tutto quello che ci serve per divertirci e imparare a destreggiarci tra campioni e tracce MIDI.

Ci sarà sempre tempo per l’upgrade a strumenti più complessi e professionali.

Senza contare che ci sono alcuni strumenti virtuali gratuiti che hanno poco da invidiare a quelli delle raccolte più costose. A me ad esempio piace moltissimo il Moody Grand Piano di GarageBand: un virtual instrument gratuito all’interno della DAW anch’essa gratuita di Apple.

I sampler

Il sampler (campionatore, in italiano) è l’elemento che gestisce i campioni della library di cui abbiamo parlato sinora.

Ho già detto che usare la parola sampler non è del tutto esatto.

I sampler possono essere dei dispositivi hardware, come L’E-mu E4XT Ultra, o il Roland S-760.

Ma la soluzione più pratica è di sicuro quella software, che si trova spesso integrata nelle library: il Mach-5 della MOTU o il Kontakt 4 della Native Instrument, per citarne due tra i più diffusi.

Un tempo i sampler erano soltanto hardware in grado di campionare (to sample significa campionare) un suono e riprodurlo. Oggi queste funzioni sono completamente alla portata di qualsiasi scheda audio, inclusa la maggior parte di quelle fornite di serie con un portatile o un sistema desktop.

Il sample player invece si occupa solo di riprodurre i suoni, i campioni (è infatti un sample player).

Quando il sampler riceve un segnale MIDI, recupera il campione relativo a quel segnale e produce il suono corrispondente.

Chiariamo tutto con un esempio pratico:

  • Su una tastiera MIDI premo il tasto C3.
  • Il messaggio MIDI viene inviato al sampler.
  • Il sampler recupera dalla library il campione corrispondente al tasto C3 ed emette il segnale audio.
  • Dalle casse del computer sento il mio C3: eureka!

Oltre recuperare dati e tradurli in audio, i sampler sono spesso capaci di modificare i campioni: applicare filtri, effetti, modificare tonalità e pitchband.

Susanna Quagliariello Autrice pubblicata, laurea in Storia e Critica del Cinema, master di alta formazione, licenza triennale al conservatorio, certificazione specialistica di Composizione e Orchestrazione per Musica da Film. Susanna è amministratore di VFX Wizard srl e direttore di ACD, l’Accademia di Cinematografia Digitale™.

5 commenti

  1. Leonardo De Benedictis |

    Bella esposizione!
    La cosa mi interessa.
    Una volta fatto l’arrangiamento strumentale di un brano, ad esempio con Sibelius o Finale che interfaccia debbo usare per associare i campioni, ad esempio, della “EastWest/Quantum Leap Symphonic Orchestra”.
    Acquistando la libreria è già compreso un programma per la gestione degli strumenti virtuali? Ad esempio passandogli il file midi o xml.
    Sto usando Hauptwerk che è un’interfaccia che gestisce i samples di Organi a canne di diversi produttori e mi trovo molto bene.
    Esiste un’interfaccia analoga per l’orchestra o debbo usare prodotti tipo Cubase o Sibelius ecc.
    Grazie.

  2. Susanna Quagliariello |

    Ciao Leonardo,
    Ogni library ha un’interfaccia per gestire i campioni. Nel caso della EastWest/Ql c’è il sample engine Play che per performance live poi usare anche in standalone, quindi senza altri programmi.

    Ma per far eseguire un arrangiamento a degli strumenti virtuali ti serve un sequencer come Cubase o Logic Pro.

    Quanto a un sample player in grado di gestire strumenti di produttori diversi, forse è anche possibile che esista ma non so aiutarti, visto che il 95% degli strumenti virtuali che possiedo sono EW/QL, non ho mai avuto bisogno di un’interfaccia unificata.

    Tieni presente che gran parte di ciò che fa uno strumento virtuale sono i “programmi” che gestiscono i campioni audio e questi sono spesso in formati proprietari. Poi ci possono essere anche funzionalità audio limitate a un singolo sample player e anche questo è software proprietario.

    Ad esempio, in Stormdrum3 sono incluse plugin di Solid State Logic (piuttosto costose) ma le puoi usare solo per i suoni prodotti all’interfaccia di SD3.

  3. Andrea |

    Posso collegare una tastiera midi controller direttamente ad un pianoforte digitale, per eseguire le sue librerie con il pianoforte?

  4. Luca |

    Cara Susanna,
    sono felice di aver avuto modo, tramite un mio fratello,il link del tuo sito.
    Sei davvero una ragazza in gamba e professionale. Complimenti sinceri.Ora vorrei chiederti un favore, e se vorrai, potrai rispondermi in privato.
    Vengo alla domanda.
    Ho un espander JV2080 della Roland che un tempo riuscivo a comandare da cubase. O meglio,in pratica, un mio amico di cui ho perso le tracce, mi insegnò un trucchetto per salvare tutti i suoni modificati all’interno dell’espander, senza doverli salvare negli user interni allo stesso. Facendomi semplicemente spostare un cavo midi(vecchio attacco, e non USB),dalla tastiera all’espander(?), e mettere in REC le prime due battute, il tutto veniva salvato in queste due battute grazie al sistema esclusivo .
    Spegnendo l’espander, riaccendendolo e mettendo il play il cabare, ilJV si reimpostava automaticamente con tutti i parametri assegnatigli all’inizio.
    Pensi di potermi aiutare
    Ti ringrazio anticipatamente e auguro buon lavoro.

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