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Risposte semplici su midi sequencer, audio digitale e strumenti virtuali

Hollywood Strings in pratica. Recensione, consigli e esempi.

09/12/2013, di Susanna Quagliariello, Sezione Strumenti Virtuali Midi

Come funziona una delle collezioni di strumenti virtuali più belle di sempre, e perché è diventata così famosa?

Partiamo dai numeri: con i suoi 310GB di campioni e una definizione di 24bit a 44.1 kHz (nella versione Diamond) le Hollywood Strings rappresentano una delle collezioni più avanzate di archi virtuali.

Fanno parte della serie “Hollywood” di EastWest, che comprende anche gli Hollywood Brass descritti qui, gli Hollywood Woodwinds e le Hollywood Percussions. (A Woodwinds e Percussions dedicherò articoli a parte perché ogni library è un’immensa risorsa per chi compone musica che deve suonare “vera”.)

Quello che mi ha entusiasmato nelle Strings non è solo la qualità dei sample, ma anche il grado di controllo che si può esercitare su ciascuno di essi.

Dalla posizione delle mani alla forza del vibrato fino alla posizione del microfono, ogni aspetto della performance è gestito da un comando dell’interfaccia o dai CC MIDI.

EWQL-HSD

Il team di lavoro e lo studio di registrazione

La gestione e post produzione dei sample è stata affidata a nomi di grido, primo fra tutti l’ingegnere del suono Shawn Murphy. Vincitore di EMMY e BAFTA, Murphy ha registrato e mixato alcune delle colonne sonore più famose di sempre, dagli episodi II e III di Star Wars a Jurassic Park, da Harry Potter a Titanic fino a Il Curioso Caso di Benjamin Button.

Pluripremiati sono anche i produttori, Doug Rogers per la East West e Nick Phoenix per la Quantum Leap.

E infine il compositore e orchestratore norvegese Thomas Bergersen, che dopo anni passati a creare library orchestrali per se stesso, ha collaborato a questo progetto per garantire che i sample esprimessero la quintessenza del “suono hollywoodiano”.

I sample sono stati registrati all’EastWest’s Studio 1, lo stesso i cui vengono prodotte le colonne sonore di film hollywoodiani e serie tv di alto profilo.

L’interfaccia per la gestione dei campioni

Tra i sample player che ho sperimentato, Play della EWQL è il mio preferito per potenza e semplicità:

L'interfaccia di Play, il sample player delle Hollywood Strings

Ho tutti i comandi principali a portata: a sinistra le impostazioni principali relativi al canale, all’esecuzione (i performance scripts e la manopola di gestione della posizione delle mani, laddove possibile), e ai sample (attacco, decay, rilascio…).

Al centro l’elenco delle articolazioni e degli effetti legati allo strumento caricato.

A destra si trovano invece i comandi relativi al mix: la posizione dei microfoni, il riverbero, il livello di output.

In basso c’è la tastiera di riferimento che rappresenta graficamente il range, i keyswitch (le note evidenziate in celeste, a sinistra del range) e i tasti non attivi (in giallo).

La composizione dell’orchestra

L’orchestra impiegata per registrare i campioni è formata da 57 elementi, distribuiti in questo modo:

  • 16 primi violini
  • 14 secondi violini
  • 10 viole
  • 10 violoncelli
  • 7 contrabbassi

I divisi

Non esiste un vero divisi. Questo significa che non posso scegliere, ad esempio, di far suonare un accordo alle viole in modo che 5 suonino una nota e 5 l’altra.

In genere, per risolvere questo problema le library hanno dei sottogruppi, formazioni più piccole che permettono di assegnare a ciascuna una parte dell’accordo, lasciando invariato il numero di musicisti virtuali.

Nelle Hollywood Strings, invece si è scelta un’altra via, aggirando il problema senza registrare sample con formazioni diverse. Da due microfoni posti a destra e a sinistra di ogni sezione sono stati ricavati due segnali mono, che posso selezionare separatamente per simulare il divisi.

Articolazioni

Ero curiosissima di sperimentare le articolazioni di una collezione così immensa, e non sono rimasta delusa.

Anche qui, le Hollywood insistono sul controllo dei particolari più sottili della performance, puntando sul Mod Wheel e sui CC MIDI per garantire una gestione semplice ma estremamente precisa di timbro e dinamica.

Oltre alle articolazioni di base (sostenuto, marcato, staccato, portato), ce ne sono altre più rare e d’effetto. Qualche esempio:

Bartok Pizzicato

Un tipo di pizzicato nel quale la corda viene tesa verso l’alto.

Ricochet

La nota viene suonata con l’archetto che rimbalza leggermente sulle corde.

Run Up/Downs

Sono delle scale eseguite a massima velocità. La Hollywood Strings contiene sia i campioni delle singole note che compongono questi passaggi, sia intere scale eseguite dall’orchestra.

Qui un esempio di sample runs già eseguiti, in senso ascendente

e discendente:

Il Cross-fading

Il cross-fading consiste nel richiamare due o più sample contemporaneamente, per sommare le caratteristiche dei campioni e creare un suono più ricco ed espressivo.

Ad esempio: premendo il tasto del Sol della quarta ottava, invece di richiamare semplicemente il sample “Sol 4” dalla library, ne richiamo due: uno che suona il Sol in vibrato e uno che suona lo stesso Sol senza vibrato.

A questo punto, con i controlli MIDI, decido quanto usare del sample vibrato e quanto di quello non vibrato, per ottenere un suono che abbia esattamente il tipo di espressione che cerco.

Il risultato di un metodo del genere è che posso sfruttare non solo i due sample forniti dalla library, ma anche tutte le gradazioni tra l’uno e l’altro.

Questo metodo è presente in tutte le library più avanzate, ma il suo impiego nelle Hollywood Strings è particolarmente intenso, il più intenso mai impiegato prima dalla EWQL.

E non solo: qui posso modificare questi parametri nel tempo, anche all’interno di una stessa nota.

La posizione dei microfoni

All’EastWest’s Studio 1 i musicisti sono stati registrati usando tre posizioni diverse dei microfoni: una immediatamente davanti allo strumento, una davanti al palco, una in alto nella sala.

In questo modo posso decidere quale microfono usare per ogni strumento, e questo potenzia enormemente i mixaggi in surround e in generale la resa dello spazio.

Quanta memoria serve?

Tanta ricchezza espressiva e di controlli si paga in termini di uso delle risorse del computer: a parte lo spazio su disco, questa library è estremamente esigente in fatto di processore e RAM.

Tanto che per gestire al meglio gli strumenti più ricchi e impegnativi è fortemente raccomandato (anche se non essenziale) usare un SSD, ossia un drive allo stato solido.

Questi dispositivi, estremamente più efficienti (e costosi!) degli hard disk tradizionali, e una RAM adeguata (il minimo richiesto è 4GB), eviteranno pop e distorsioni durante l’esecuzione dei progetti più pesanti.

Ma una soluzione esiste anche per chi non è (ancora) in possesso di un hardware così avanzato.

I programmi Light e Long Powerful

Accanto ai gruppi di sample più impegnativi in fatto di risorse, ce ne sono altri meno esigenti.

Contrassegnati dalla sigla LT, che sta per light, sono più veloci da richiamare e leggeri da eseguire, pur conservando la qualità delle Strings Hollywood.

Insomma, un ottimo compromesso per chi usa questa raccolta senza avere il top di gamma dell’hardware.

Io li uso per i mockup orchestrali dei progetti più semplici oppure per le voci secondarie dei progetti più affollati, quando il numero di tracce diventa impegnativo anche per l’hardware più hard.

Al limite opposto di questa categoria si collocano gli strumenti Long Powerful System.

Sono raccolti in una cartella a parte e possono pesare fino a 1GB per posizione di microfono. Per avere un’idea del grado di controllo di questi strumenti basta pensare che contengono, per i soli sample in non vibrato, 5 livelli di volume.

Ciò significa che si potrà passare dal pianissimo al fortissimo attraverso una gamma di 5 timbri diversi, riproducendo quella varietà timbrica legata al cambiamento di dinamica che rende il suono straordinariamente realistico.

Per tutti i maniaci del controllo del suono (scriventi esclusi, ovviamente) è una manna dal cielo.

5 livelli sono garantiti anche per le note suonate in vibrato e 3 per il molto vibrato (che nelle partiture trovi indicati anche come espressivo).

Finger Position

Gli strumenti ad arco possono suonare una stessa nota su corde diverse, posizionando la mano di conseguenza.

Non vale per tutte le note: le più basse e le più alte possono essere suonate solo in un modo, ma via via che ci si avvicina alle note a metà registro, il numero delle posizioni possibili aumenta, fino a un massimo di 4 possibilità (armonici esclusi).

Sebbene le note siano sempre le stesse, il loro timbro cambia a seconda della posizione della mano: se ottenute con la mano vicina al ponticello hanno un suono più caldo.

Le Hollywood Strings replicano questa varietà con i campioni contrassegnati con la sigla KSFP (che sta per Key Switch Finger Position). Per questi campioni si può regolare, per le note che lo permettono, la posizione della mano preferita, per ottenere di volta in volta un suono più romantico o più freddo.

Mi capita di usare questa funzione, suonando ripetutamente la stessa nota in posizioni diverse, anche come ear training, per tenere l’orecchio allenato a riconoscere le differenze più sottili tra un suono e l’altro.

Sì, non ho una vita sociale molto intensa.

Il passaggio da una posizione all’altra può essere gestito con il pulsante dedicato sull’interfaccia della library, da sequencer col CC MIDI 70, o ancora con i keyswitch.

Quello che mi piace di più

  • Come prevedevo, quello che mi ha stregato di questa raccolta è la sua straordinaria ricchezza espressiva. Ci sono sonorità così suggestive che a volte un solo campione basta a suggerirmi un’intera atmosfera.
  • Ma la potenza è niente senza controllo, e la caratteristica che mi ha conquistata definitivamente è proprio la precisione dei controlli della performance. La gamma di tecniche e tocco di uno strumento ad arco reale è sterminata, e rappresenta il banco di prova per qualunque raccolta di virtual instruments. Le Hollywood Strings alzano l’asticella della resa realistica grazie a un’infinità di comandi per la personalizzazione dell’esecuzione.
  • L’interfaccia di Play. Il sample engine EWQL è molto potente ma anche facile da gestire: i comandi principali sono tutti a portata, la grafica è intuitiva e essenziale.

Quello che mi piace di meno

  • La mancanza di solisti. Le Hollywood Strings non hanno strumenti in Solo. Per la media delle produzioni di film e tv shows questo non è un elemento essenziale, e una library del genere non è fatta per essere l’unica fonte di strumenti virtuali. Resta comunque che la capacità evocativa di un assolo di violino o di viola è impareggiabile, ed è impossibile non sentirne la mancanza.
  • La mancanza di un vero divisi. Nonostante il divisi possa essere ottenuto grazie all’uso di segnali mono, l’assenza di sotto sezioni orchestrali si fa sentire. Specie per i progetti più complessi e con tempi più ristretti, aggiungere tracce in base alla posizione dei microfoni è più macchinoso.
  • L’organizzazione degli strumenti. Ognuna delle cinque sezioni degli archi si ramifica in decine e decine di strumenti. Alcuni hanno nomi lunghissimi come “2nd Violin StacSI Leg Slur Port LT 6 Ni”, e questa è una conseguenza inevitabile della ricchezza di sample della collezione, ma esplorando la library si ha la sensazione che fosse possibile organizzare le cartelle in modo più semplice

Vale la pena di passare da un’altra Library alle Hollywood Strings?

Questo dipende dai gusti personali, dagli obiettivi musicali e anche dal modo in cui si usano i virtual instruments.

La serie Hollywood di EastWest suona bene, non ci sono dubbi.

Ma non bisogna pensare che sia sufficiente cambiare virtual instrument nel sequencer e ottenere le nuance e il realismo delle demo sul sito EastWest.

Ogni library professionale gestisce gli strumenti in modo diverso. Su un progetto già esistente sarebbe necessario riprogrammare i canali di controllo per ottenere risultati “veri” e naturalmente anche i keyswitch che servono per cambiare articolazione.

Questo vale per tutte le library, sia chiaro: nove volte su dieci devo ricalibrare i CC anche quando cambio uno strumento all’interno della stessa library o anche solo se, con lo stesso strumento, passo da un legato a uno staccato.

Fa parte del lavoro dell’orchestratore virtuale.

Detto questo, se si dedica un po’ di tempo allo studio del manuale delle library (i manuali EastWest sono eccellenti) e si fa pratica con i (tanti) controlli a disposizione, il range espressivo e la qualità del suono prodotto sono eccellenti per la musica da film, per i trailer e per tutto quello che deve avere il “big orchestral sound” delle produzioni americane.

Susanna Quagliariello Autrice pubblicata, laurea in Storia e Critica del Cinema, master di alta formazione, licenza triennale al conservatorio, certificazione Berklee di Composizione e Orchestrazione per Musica da Film. Susanna è amministratore di VFX Wizard srl e direttore dell'Accademia di Cinematografia Digitale FaiStrada®.

2 commenti

  1. simone |

    Buona sera, ho da poco acquistato delle libraries dalla East west e anch’io come lei ne sono parecchio entusiasta. Ho un solo problema: le note alte degli archi suonano molto ariose (come spesso capita con librerie dedicate a questi strumenti) e quasi si sente maggiormente il fruscìo che la nota stessa. Premetto che non sono espertissimo di pc ma comunque mi sono informato bene prima di procedere con questo acquisto e, in teoria, dovrebbe funzionare tutto bene (nelle demo o nei vari tutorial gli archi suonano divinamente). Ho un processore a 3.70 ghz, 64 bit, 16 giga di ram, scheda audio Focusrite scarlett 2i4. Riesco a ovviare (in parte) a questo problema con l’eq ma chiaramente il timbro ne risente. Avrebbe gentilmente qualche consiglio da darmi? La ringrazio anticipatamente e complimenti per il sito!!

  2. simone |

    ah, forse non ho specificato. La libreria in questione è la Hollywood strings diamond. Grazie ancora.

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